OMEOCAOS

Come neutralizzare la rivoluzione omeopatica

IL MEDICO OMEOPATA n. 91 (Marzo 2026)
Dott. Gustavo Dominici

Voglio cancellare la Medicina Omeopatica, quale la strategia migliore?
Criticarla aspramente. Dimostrare che è inutile o persino dannosa. Poco efficaci. La migliore strategia è CONFONDERLA. Ridurla a parte di un progetto terapeutico più generale, spacciato per evoluzione del metodo, e gradualmente depotenziarla e diluirla, fino all’irrilevanza. Seppellendo così, definitivamente, la pericolosa rivoluzione omeopatica.

Il medico e scienziato Samuel Hahnemann, nella sua geniale ricerca di un metodo di cura della malattia, ha costruito un edificio a sé stante, con solide fondamenta, e lo ha portato a termine, non lasciando nulla di incompiuto. Ha individuato le cause profonde della malattia, che giacciono a monte della eziopatogenesi. Ha individuato medicamenti capaci di intervenire a quel livello, dove si trova il difetto primario. Ci ha mostrato come acquisire la conoscenza dei medicamenti e, parallelamente, come studiare l’individuo malato in modo da evidenziare ciò che serve per curarlo. Ci ha indicato una concreta VIA DI GUARIGIONE, un metodo per correggere definitivamente l’alterazione e rendere il soggetto libero dalla sofferenza, o alleviato, quando la guarigione è impossibile.

Siamo immersi in un mondo in cui sono banditi la riflessione, la concentrazione, persino l’attenzione. Tanti bambini vivono in modo estremo questa incapacità di soffermarsi su qualunque soggetto, sono l’epifenomeno di una tendenza generalizzata. Ogni cosa viene esaminata velocemente, talvolta nemmeno da noi stessi, il risultato – o parvenza di esso – ci viene fornito già confezionato. In questo universo assai limitato, il cui orizzonte si ferma molto prima della nostra reale capacità di vedere e capire, alle parole viene attribuito un significato di comodo, coerente al progetto. Nel campo della salute, GUARIGIONE significa uccisione del sintomo: velocemente, a qualunque costo. Si bada poco alle conseguenze delle azioni che portano a questo fine. Si bada nulla all’evoluzione del caso nel tempo, alle recidive – sempre considerate inevitabili – o all’esito delle dinamiche innescate, che sfociano in malattie più gravi. Si evita accuratamente di correlare fra loro gli eventi patologici nel tempo: ogni sintomo è cosa a sé, riguarda quella piccola parte di noi e ha un super specialista che lo ha studiato e che lo curerà. Un altro sintomo avrà un altro studio e un altro attore in campo. Correlare è da evitare, inutile, persino dannoso. Si considera guarito chi assume dei farmaci che nascondono i sintomi di malattia. Per tutta la vita. E se qualcuno dimostrasse che GUARIRE è possibile? Se il malato a un certo punto cessasse di soffrire senza più assumere medicinali? Significherebbe che si è aggiustato il difetto profondo che si era manifestato con la malattia. Anche un solo caso clinico sarebbe degno di attenzione e di studio. Se di casi se ne presentassero 1.000, ben documentati, sarebbero un fatto ineludibile, e dei ricercatori seri, cosiddetti SCIENZIATI, sarebbero spinti a studiare i fenomeni che portano a questi risultati. Eppure questo non accade.

Anche quello della Medicina convenzionale è un edificio, maestoso, immenso e molto ben progettato. Si regge su fondamenta estremamente solide e ognuna delle molteplici costruzioni si dirige, coerentemente, verso lo stesso obiettivo. Sfortunatamente non è la guarigione dei malati. L’Omeopatia cerca solo ed esclusivamente questo risultato e, quando lo ottiene, lo fa nel modo più rapido, sicuro e innocuo. (1) Aggiungerei estremamente economico. Veramente qualcuno può sperare che un metodo che può risolvere la malattia con qualche granulino (con una spesa, questa sì, infinitesimale rispetto alle cifre che si reputano necessarie) possa essere preso in considerazione? La conclusione è semplice: siamo portatori di concetti molto pericolosi, dobbiamo essere cancellati, in tutti i modi possibili, ne va della stabilità del maestoso, splendente, luccicante edificio.
(1) Organon dell’arte del guarire. § 2

Scarica il documento in formato PDF