Una terapia omeopatica ben condotta implica da parte del medico conoscenza approfondita, accuratezza, un buon contatto con il paziente e la prescrizione dei giusti medicamenti alla potenza adeguata ed al momento più opportuno.

Pochi interventi, mirati ed incisivi, possono portare alla guarigione o al miglioramento dei sintomi, cioè una qualità di vita migliore.

La riconquista della salute è il risultato del buon funzionamento dell’alleanza medico-paziente, frutto della collaborazione, della fiducia reciproca e del rispetto dei ruoli.
A seguire alcune delle più frequenti domande.

Starò subito meglio? È vero che l’Omeopatia è lenta?

La terapia omeopatica è estremamente individualizzata, occorre trovare la cura per quello specifico paziente, indipendentemente dal nome delle malattie per le quali viene a visita. L’omeopata deve sapere COSA HA il paziente, ma anche CHI È. Questo può essere difficile, da qui la convinzione che l’Omeopatia sia una modalità di cura efficace, ma lenta. In realtà c’è sempre la possibilità di essere veloci, molto dipende dal livello di comunicazione che si riesce ad instaurare.

Può capitare che all’inizio l’Omeopata non comprenda appieno il paziente e la sua sintomatologia, per l’effettiva difficoltà del caso, per carenze sue proprie e per i problemi che alcuni pazienti hanno nell’esporre i propri sintomi, a causa della timidezza o di resistenze più o meno coscienti. In tal caso le prime prescrizioni possono essere parzialmente efficaci e ciò allungherà i tempi. Una sincera ed accresciuta disponibilità di entrambi risolverà presto il problema.

Potrò veramente guarire?

La Medicina Omeopatica, nelle mani di un bravo terapeuta, può portare ad un miglioramento dei disturbi o a guarigione in un lasso di tempo breve, il più breve che le condizioni del paziente permettano, come forse nessun’altra Medicina può fare. Quando la guarigione non è realisticamente possibile per l’entità dei disturbi, per l’età, per le caratteristiche ereditarie, per la carica tossica accumulata in decenni di terapie convenzionali, per gli interventi chirurgici subiti, l’Omeopatia permette di vivere una vita accettabile, la migliore possibile.
L’obiettivo è: condurre il paziente alla condizione migliore nel modo più veloce e dolce possibile.

Di quante visite avrò bisogno? Dovrò curarmi tutta la vita?

Ci si avvicina all’Omeopatia con varie motivazioni. La più semplice è per malattie acute che si sono complicate nel tempo o hanno avuto numerose ricadute, senza mai risolversi. E’ molto probabile che una tale situazione si possa risolvere con un solo incontro e con comunicazioni successive.

Altre volte arrivano pazienti, adulti o bambini, con malattie croniche, fastidiose e recidivanti, non pericolose per la vita, che la medicina convenzionale riesce solo a migliorare temporaneamente. Alcuni esempi: bambini che ammalano di frequente, o con dermatite atopica, allergie, asma e simili. Negli adulti le possibilità sono molteplici, tutte le malattie croniche che conosciamo rientrano in questo elenco. Sono questi i casi più frequenti. Si va dall’omeopata per avere risultati durevoli senza generare altre patologie di tipo iatrogeno. In effetti l’omeopata si pone un obiettivo assai ambizioso: migliorare tutta la sintomatologia del paziente, senza danni e con rilevanti benefici a livello energetico e dello stato d’animo. Ottenere ciò da un solo medico e da una sola terapia è un risultato di alto livello! In questi le visite occorrono circa tre visite ed un lasso di tempo di 4-6 mesi. Poi, a risultato raggiunto, il paziente può rimanere un paziente omeopatico, usufruendo del consulto anche telefonico per le malattie acute ed tornando a visita quando la condizione generale lo suggerirà.

Molti pazienti vengono dall’omeopata con malattie incurabili, o per l’età del paziente, o per la gravità e durata della malattia. La guarigione in questi casi non è un obiettivo possibile. Sono situazioni frequenti in quanto l’omeopata viene spesso preso in considerazione come ultima possibilità, quando tutti gli altri medici hanno fallito. Anche in questi casi si può ottenere molto: attenuazione dei sintomi, diminuzione graduale della quantità di farmaci assunti, in sostanza una vita migliore e probabilmente anche un prolungamento della vita stessa. Vari gli esempi possibili, uno dei quali riguarda il supporto che l’omeopatia può dare a pazienti in chemioterapia. In questi e simili casi la terapia omeopatica non avrà un vero termine, il paziente avrà la necessità di consulti periodici, telefonici e in studio.

L’Omeopatia può essere usata in gravidanza? E nei neonati?

L’Omeopatia in gravidanza non si limita a non essere dannosa, ma può apportare un beneficio enorme a madre e nascituro. D’altronde come potrebbe essere tossico un farmaco che non ha più un’azione a livello chimico (vedi IL FARMACO OMEOPATICO), che quindi non può avere tossicità né stimolare reazioni allergiche. D’altro canto, come può non essere tossico un farmaco che agisce a livello chimico? E’ ragionevole affermare che non esiste farmaco classico che non possa provocare danni ad una donna incinta ed al suo bambino, per quante rassicurazioni vengano fornite. L’Omeopatia ha definito la terapia in gravidanza TERAPIA EUGENETICA, cioè un mezzo per arrivare ad una nascita sana. E’ frequente poi che le neo mamme chiedano aiuto all’omeopata: residui del parto, mancata lattazione o diminuzione del latte e tutte le varie problematiche del neonato stesso, quali: coliche gassose, disturbi dell’accrescimento, reflusso gastro esofageo, disturbi del sonno e via di seguito.

Durante la terapia dovrò evitare alcune sostanze? E i farmaci?

Si è favoleggiato a lungo sull’argomento ed alcuni luoghi comuni hanno preso piede: durante una cura omeopatica non si possono usare menta, camomilla, caffè e via di seguito. In realtà ci troviamo a curare persone in contemporanea ad altre terapie, spesso impegnative, che non possiamo sospendere senza provocare gravi ripercussioni, e l’Omeopatia ha dimostrato di funzionare comunque, non sarà quindi una tisana ad antidotarla! Certamente un paziente pulito, cioè che non usi altri farmaci e poco o nulla sostanze tossiche, sarà molto più reattivo, ma di pazienti così non se ne trovano più. In particolare, per quanto riguarda le terapie convenzionali, si diminuiranno non appena ce ne sarà la possibilità, quando l’organismo avrà dimostrato di poter reagire: psicofarmaci, analgesici, antispastici, antipertensivi e via di seguito. Durante la cura omeopatica iniziare una terapia con farmaci classici è possibile, non comporta contrasti, se non una diminuzione dell’efficacia della cura omeopatica stessa, per cui è una eventualità sfavorevole. Infine diffiderei dall’uso oramai smodato di integratori, termine che include sostanze assai differenti: da innocue e anche utili, a pericolose.

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Contatti con il proprio medico

La comunicazione fra medico e paziente è determinante per il buon esito della terapia e richiede una rara qualità che è l’equilibrio. Comunicare troppo vuol dire intasare di dati il terapeuta, che probabilmente non potrà registrarli né utilizzarli e ne uscirà semplicemente esasperato. Comunicare poco e prendere iniziative terapeutiche può compromettere irrimediabilmente la terapia in atto.

I mezzi più diffusi sono il telefono e la posta elettronica.
I casi acuti, cioè le malattie episodiche e stagionali, più o meno febbrili, che possono intercorrere e che richiedono un intervento, necessitano del telefono per una comunicazione veloce e per la conseguente prescrizione. È probabile che ci si debba risentire almeno un’altra volta per verificare l’evoluzione.
La posta elettronica può essere molto utile per comunicare l’andamento della terapia, ad esempio a metà della stessa, oltreché per inviare esami di laboratorio.

È importante non avere fretta nel valutare una terapia omeopatica, che ha parametri e dinamiche differenti dalla terapia farmacologica classica. Alla visita di controllo, a terapia conclusa, si confronterà la sintomatologia precedente con l’attuale arrivando a conclusioni oggettive.

Infine va sottolineato che non tutte le situazioni possono essere affrontate via telefono o tramite mail, mezzi preziosi, ma con dei precisi limiti e che spesso favoriscono equivoci. La visita del paziente e l’esame fisico in certi casi sono le uniche modalità che danno adeguate garanzie.

L'aggravamento omeopatico

Nei giorni seguenti la somministrazione del rimedio talvolta compare un’accentuazione di tutta o parte la sintomatologia del paziente, da non confondere con la comparsa di nuovi disturbi, cioè di effetti collaterali. Quando presente è una fase di breve durata, al massimo qualche giorno, riguarda i sintomi più fastidiosi, sia fisici che psichici, precede un periodo di benessere.
L’aggravamento omeopatico è il risultato dell’incontro fra la malattia del paziente ed il medicamento, che genera una reazione: i sintomi della malattia che si vuole curare ne vengono come amplificati. E’ una fase che precede la risposta terapeutica vera e propria. Sarà tanto più lunga quanto più grave e profonda è la malattia e minore la capacità reattiva.

Sintomi esonerativi

L’aggravamento omeopatico può essere accompagnato o seguito da sintomi esonerativi, quali una veloce foruncolosi, la formazione di un catarro, una breve diarrea o simili, segni di liberazione tossinica dell’organismo. E’ questo l’inizio della reazione terapeutica vera e propria: l’energia del paziente è stata stimolata, ha dato luogo o meno ad un’accentuazione dei sintomi della malattia ed ora è iniziato il processo di guarigione con la liberazione attraverso le vie di eliminazione tossinica: la cute, tramite eruzioni; le mucose, tramite catarri; l’accentuazione dei normali processi di espulsione quali evacuazione, diuresi, sudorazione, desquamazione, ecc.

Ritorno di vecchi sintomi. Guarigione e soppressione.

Può accadere che nel paziente si riaffaccino vecchi disturbi, talvolta dimenticati: dei dolori a varia localizzazione, un eczema di molti anni fa, un’artrite, disturbi che credeva definitivamente guariti. Questo ritorno di sintomi è ancora una conferma che il processo di guarigione è attivo ed efficace; non occorre intervenire con ulteriori medicamenti, o solo blandamente, magari rinforzando la terapia in atto. Molto spesso crediamo di essere guariti da sintomi fastidiosi, che in realtà sono stati semplicemente soppressi con terapie convenzionali, cioè ricacciati all’interno, rimossi. Il dinamismo generato dalla terapia omeopatica può risvegliarli e farli definitivamente scomparire. In quel caso ci potremo definire guariti.