In un paziente con disturbo della personalità borderline

IL MEDICO OMEOPATA n. 51 (Dicembre 2012)
Dott. Gustavo Dominici

RIASSUNTO
L’Autore riporta il caso clinico di una donna di 65 anni in equilibrio psicologico precario (disturbo di personalità border line), che sfocia in una crisi psichiatrica acuta a causa di avvenimenti esterni. Una terapia omeopatica con il medicamento simillimum del caso riporta la paziente all’equilibrio precedente, che si conferma stabile nel tempo. L’Autore conclude che la Medicina Omeopatica Classica può risolvere alcuni casi psichiatrici acuti, che richiederebbero altrimenti interventi farmacologici convenzionali, impegnativi e senza garanzia di vera guarigione.

PAROLE CHIAVE
Disturbo di personalità border line – Sindrome psichiatrica acuta – Omeopatia Classica – Medicamento simillimum – Guarigione

INTRODUZIONE
Si ritiene che le condizioni acute di tipo psichiatrico non possano essere affrontate con la sola terapia omeopatica, pena una perdita di tempo prezioso e rischi per l’aggrava-mento delle condizioni del paziente. Va specificato che una condizione di rischio immediato richiede il ricovero del paziente per un attento e continuato monitoraggio, ma condizioni di tale gravità sono realisticamente rare. Nella maggior parte dei casi si tratta di situazioni gestibili per un certo periodo di tempo, in particolare se si ha l’appoggio consapevole dei familiari del soggetto. A quel punto, raccogliendo ed elaborando con cura la sintomatologia caratteristica del paziente, si cerca il simillimum del caso per una terapia mirata. L’impresa può non essere semplice, ma un attento esame dei risultati, o della mancanza di risultati, ed uno o più riesami della sintomatologia, permetteranno una precisazione della terapia e buone probabilità di risoluzione del caso.
I risultati di un tale approccio sono rilevanti ed incredibilmente veloci. Spesso ci si meraviglierà della scomparsa definitiva e stabile dei sintomi, come se la malattia fosse stata realmente cancellata. L’Autore riporta un caso clinico paradigmatico.

MATERIALE E METODI
L’approccio terapeutico seguito è il metodo dell’Omeopatia Classica, detta anche Unicista o Hahnemaniana, che implica, in sintesi:
 Una visita medica classica estesa ai sintomi caratteristici individuali, che identifica sia le patologie del paziente che la sua tipologia specifica. Nel caso di sindromi psichiatriche le informazioni dei familiari risultano determinanti.
La prescrizione di un unico medicamento omeopatico, il più simile al quadro clinico globale evidenziato (simillimum). Il medicamento viene individuata con l’ausilio del repertorio omeopatico.
Frequenti contatti con il paziente (in questo caso più spesso con i familiari) per verificare la risposta terapeutica, proporzionalmente alla gravità e sostenibilità dei sintomi. Eventuale nuova terapia – individuazione di un altro differente medicamento – se il quadro clinico globale risulta cambiato in modo rilevante rispetto al precedente o se la terapia si è dimostrata inefficace o non sufficientemente efficace, fino alla risoluzione definitiva del caso. Le terapie farmacologiche in atto, in particolare per le patologie croniche differenti da quella per la quale il Paziente viene alla visita, vengono mantenute inalterate, a meno che non risultino poco o nulla efficaci o siano causa, anche parziale, della sintomatologia attuale.

IL CASO CLINICO

22 Gennaio 2009
Viene in visita una paziente 65 anni, affetta da ipertensione arteriosa, rinite allergica primaverile, cefalea, nevrosi d’ansia, tremori essenziali e tosse cronica. In terapia con lercandipina 20 mg; associazione di candesartan 16mg + idroclorotiazide 12,5; bromazepam gocce, una tantum.

ANAMNESI PATOLOGICA
Nascita prematura, Kg 1,5. Acquisì una loquela adeguata solo all’età di 10 anni.
Matrimonio a 21 anni. Un parto cesareo seguito da esaurimento nervoso, caduta dei capelli e depressione per anni. Si sottopose ad un intervento chirurgico di probabile revisione della cavità uterina (non c’è chiarezza sufficiente al riguardo).
All’età di 32 anni perse il padre, come conseguenza sono rimasta 3 anni a letto!
Menopausa all’età di 52 anni. In seguito 3 ulteriori interventi chirurgici, sembra per poliposi uterina, sempre con anestesia generale, l’ultimo due mesi prima. È in programma, a breve, un intervento di istero-annessiectomia per sospetta neoformazione maligna. Non c’è possibilità di trattare l’argomento con la paziente.

SINTOMATOLOGIA
La paziente si presenta comunicativa, estremamente lo- quace. Non permette nemmeno ai familiari presenti di essere interrotta o minimamente contraddetta. Una loquacità singolare ed irrefrenabile, non tanto con l’obbiettivo di prevalere sugli altri, quanto per una forma di difficoltà di gestire anche il minimo contraddittorio. Ostinata, non vuole sentire ragione su nulla, le sue convinzioni sono immodificabili. La sua loquela è sistematicamente auto interrotta da un raschiamento continuo del laringe, parossistico, estenuante. In sintesi un quadro di estrema inquietudine. Comunica così i suoi disturbi:
Dottore, ho un fattore nervoso alla gola! La debbo raschiare di continuo, anche la notte.
Ho spesso la tosse, mi dicono che non ho nulla, ma mi viene continuamente da tossire. Debbo dormire con due cuscini. Insieme alla tosse mi viene un gran tremore.
La Paziente ha paura dell’intervento chirurgico, che però ha deciso di effettuare perché non riesce a sostenere l’idea che potrebbe avere un cancro. È apprensiva per tutto e per tutti, per il nipote in particolare. Ha ansia d’anticipo, prima di ogni avvenimento. Ha una rilevante fobia per lo sporco, sta tutto il giorno a pulire. Desidera uscire all’aria aperta. È golosa di dolci. Infine il figlio e la nuora mi comunicano che vive un rapporto simbiotico con la madre, molto an- ziana e convivente, fatto di sottomissione e continui rimproveri subiti, oltre ad una estrema dipendenza. In effetti, a ben guardare, la Paziente sembra rimasta bambina, con la fragilità, la sensibilità e la dipendenza relative. Dal punto di vista diagnostico la paziente può essere definita affetta da disturbo di personalità border line.

TERAPIA
Prendo in considerazione 3 sintomi:
Somma dei sintomi (+gradi)Somma dei sintomi (+gradi)Intensità considerata

Sindrome_Psich_schema_1

19 Marzo 2009
Fra i medicamenti proposti dall’elaborazione dei sintomi scelgo Arg. nit., con alcune perplessità. Inoltre temo che l’intervento programmato possa aggravare una situazione già difficile e rischiosa di possibili scompensi. ARGENTUM NITRICUM 6lm gocce, 3 gtt x 2/die.
Non sembra che la terapia abbia apportato alcun miglioramento.
Da dopo l’intervento chirurgico il raschiamento laringeo è ulteriormente aumentato, fino ai limiti della sostenibilità. Inoltre la Paziente è costretta a bere continuamente per deglutire e correggere una disfagia rilevante. La Paziente afferma con enfasi:
Mi sento tanto nervosa, è l’anestesia!
Ho visto tutto l’intervento, come quando mi fecero il cesareo! Penso sempre al cancro, sono fissata! Ci piango.
La Paziente sembra realmente sotto shock, l’ansia è, se possibile, aumentata. È affetta da un costante evidente tremore generalizzato e da una sensazione di tremore interno. Molta enfasi, non ascolta nulla e nessuno, come impermeabile ad ogni considerazione altrui. Pensa ossessivamente al cancro con ansia e pianto. Il tutto associato a facile stanchezza, senso di debolezza e sudore. Prescrivo CARBO VEGETABILIS MK, tenendo conto della repertorizzazione precedente e della situazione di post-intervento chirurgico, per la quale il medicamento è fra quelli più indicati.

FOLLOW UP
La Paziente migliora, tutti i sintomi risultano notevolmente attenuati. Riferisce:
Sto meglio, riesco ad uscire da sola!
Il 27 Aprile 2009 prescrivo CARBO VEGETABILIS XMK
La condizione clinica della Paziente si stabilizza su un livello sintomatologico accettabile, anche se sempre ai limiti dello scompenso. Assume nel tempo: Lachesis mutus MK, Carcinosinum 200K, Staphisagria MK. Cessa addirittura il raschiamento laringeo.
Aiutando la madre cade malamente battendo il viso con numerose contusioni ed ecchimosi. Per tutta la sintomatologia, tenendo sempre in considerazione il sintomo:
 MIND – AILMENTS FROM – domination assume per quasi due anni KALIUM IODATUM a diverse potenze, con giovamento e stabilizzazione del quadro clinico.

10 Novembre 2011
Alcuni mesi prima l’anziana madre si ammalò e la Paziente crollò emotivamente. Piangeva tutto il giorno, cadde in una profonda tristezza. La visitai il 1° Settembre 2011, era triste, cupa, inappetente; non voleva vedere nessuno, non voleva parlare, completamente assorta nel suo dolore; completamente vestita di nero. Prescrissi Ignatia amara MK, che non portò alcun beneficio. La situazione si aggravò, nonostante il miglioramento delle condizioni della madre. I familiari mi descrivono una situazione ai limiti della sostenibilità, con autolesionismo e desiderio di morire, inconsolabile. Questa visita è probabilmente l’ultima disponibile, se non ci saranno concreti benefici la Paziente verrà affidata alle cure di uno Psichiatra.
Sono a pezzi!
Ho un malessere che dal petto va alla gola, che mi fa piangere. Sento che mi manca l’aria, apro la finestra.
E’ come se fossi sola, non ho nessuno!
Mi graffio! Mi prende il nervoso e mi graffio.
Dico a tutti “aiutatemi!”, a mio marito, ai parenti … sono fuori di me, sola, triste.
La casa è sporca … devo mettere a posto le cose.
I familiari aggiungono che si picchia col matterello, da’ testate al muro, dice che vuole uccidersi. Che la sera, con l’arrivo del buio, tutto peggiora.
Somma dei sintomi (+gradi)Somma dei sintomi (+gradi)Intensità considerata
Sindrome_Psich_schema_2
L’indicazione suggerita dalla repertorizzazione risulta molto chiara. In base alla personale esperienza clinica il particolare senso di solitudine e l’aggravamento con l’arrivo del buio suggeriscono il medicamento Stramonium, senza la necessità della conferma repertoriale. Prescrizione: STRAMONIUM MK + 35K x 2/die.

FOLLOW UP
Il risultato fu stupefacente.
Velocemente i sintomi più gravi diminuirono, fino a scomparire. Il 9 Gennaio 2012 fu prescritto telefonicamente un altro tubo dose di Stramonium MK, per stabilizzare il risultato senza che ci fosse una vera e propria ricaduta.
Il 1° Marzo la paziente torna in visita. Sta oggettivamente bene, nonostante un problema del figlio ed una ricaduta della malattia materna che la costringe a dormire con lei, cosa che le sta creando qualche disturbo. STRAMONIUM XMK +35K X 2/die.
Nel Giugno 2012 è stato di nuovo prescritto Kalium iodatum. La Paziente non ha avuto ricadute e mantiene attualmente buone condizione di compenso.

RISULTATI E CONCLUSIONI
Il caso clinico dimostra che l’Omeopatia Classica può affrontare e risolvere brillantemente un caso di sindrome psichiatrica acuta in un Paziente affetto da disturbo della personalità border line. La prescrizione del rimedio simillimum del caso, cioè quello che nella sua patogenesi ha la massima similitudine con il quadro clinico caratteristico del paziente, ha portato ad un risultato veloce, completo e stabile nel tempo.
Al quesito sulla possibilità della terapia omeopatica di risolvere altre situazioni, simili o più complesse, non è evidentemente possibile rispondere sulla base di un unico caso, pur essendo la letteratura ricca di esempi simili. Anche un solo caso risolto è però sufficiente a proporre l’opzione omeopatica in situazioni simili, per un periodo di tempo che non metta a rischio la condizione del paziente, con la possibilità di un sollievo veloce, senza effetti collaterali e realmente risolutivo.

Bibliografia
F. Schrojens – Synthesis 9.2 – ARCHIBEL, Assesse (Belgio) 2009
J.T. Kent – Lecture on homeopathic Materia Medica – B. Jain Pub., New Delhi, 1990

Ringraziamenti
Al figlio della paziente, per la sua disponibilità alla pubblicazione del caso clinico, perché possa essere utile a riportare in salute altre persone con sofferenze simili.

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