L’occhio del ciclone

IL MEDICO OMEOPATA n. 72 (Dicembre 2019)
Dott. Gustavo Dominici

Il
mondo omeopatico è percorso da venti e tempeste che vorrebbero spazzarlo via. Quotidianamente è fatto bersaglio di attacchi a volte scomposti, altre ben progettati, sistematici, lesivi e, soprattutto, basati su falsità. I pazienti non sembrano scomporsi più di tanto, non ne fanno quasi cenno, hanno delle certezze, una su tutte: una buona Omeopatia funziona e spesso risolve. Il resto è polemica, rumore, fastidio organizzato per fini non nobili. Si, certamente, è così, ma alle lunghe rimanere calmi può risultare difficile, persino impossibile, così come restare convinti che tutta questa campagna mediatica che getta fango non incida sull’evolversi e sull’esistenza stessa dell’Omeopatia. Come ogni ciclone anche questa violenta perturbazione ha il suo occhio all’interno, al centro, dove tutto rimane calmo nonostante il turbinio imperversi poco più in là. E allora è bene rifugiarvisi, entrare in contatto con la tranquillità ed osservare con lucidità la situazione intorno.
Rilassati e calmi da qui si può vedere, valutare i rischi, programmare le azioni. L’Omeopatia è stata sempre amata ed altrettanto odiata. Temuta piuttosto, non tanto per la piccola fetta di profitti che toglie al grande “business della salute” (più corretto sarebbe definirlo “della malattia”) – un granello di polvere – quanto perché riesce ad esistere ed a smentire clamorosamente ciò che si vorrebbe incontestabile come un dogma: la religione del farmaco. Che bizzarria presentarsi come Scienza e pretendere una fede assoluta come una Religione! Portare come dote il mondo delle evidenze e poi rinnegare le vistose evidenze delle guarigioni omeopatiche!
Vere guarigioni, non sintomi tenuti a bada da molecole circolanti nel sangue. Ma di ciò è inutile parlare: chi vuole vedere vede, chi non vuole o non può non vedrà mai. Né consideroquesto il problema maggiore. Dondolando su un’amaca nell’irreale calma l’unica preoccupazione che non vuole lasciarmi non riguarda il rischio di scomparsa dell’Omeopatia, quanto conoscere con certezza quale Omeopatia resisterà ai venti ed alle tempeste. Tempo è trascorso, la battaglia è stata combattuta e vinta. L’Omeopatia è sopravvissuta ed è più forte di prima. Gli omeopati si sono moltiplicati, i pazienti pure, le ditte farmaceutiche omeopatiche tirano un sospiro di sollievo. Un medico su due prescrive almeno un medicinale omeopatico ai suoi pazienti, lo fa in modo efficace contemporaneamente alle terapie convenzionali, alla vitamina D, B12, al magnesio, all’acido folico, all’acido ialuronico, a decine di fitoterapici che fanno bene a tante cose. Di più, per ogni patologia/sintomo si sono messi a punto delle prescrizioni utili (non vengono chiamati “protocolli”, il termine non è piaciuto) che agiscono con efficacia. Non c’è malattia/sintomo che non possa essere migliorato. Non si arriva ad una vera guarigione – la scomparsa della malattia senza più la necessità di assumere medicinali – obiettivo che non è considerato prioritario né utile (all’uomo, alla società, al PIL), ma tutti “si sentono meglio”. Scendo dall’amaca, mi allontano velocemente dalla calma eccessiva ed in fondo irreale per fare quattro passi nell’uragano. Sì, certo, rischio di essere trascinato via e di perdere tutto: la professione, me stesso, la vita. Eppure quei pazienti che sono riuscito a guarire giurano che il rischio valga la pena di essere corso. Buon anno, Omeopati!

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L’Omeopatia è stata sempre amata ed altrettanto odiata. Temuta piuttosto, non tanto per la piccola fetta di profitti che toglie al grande “business della salute” (più corretto sarebbe definirlo “della malattia”) – un granello di polvere – quanto perché riesce ad esistere ed a smentire clamorosamente ciò che si vorrebbe incontestabile come un dogma: la religione del farmaco.

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