Siamoimmersi in un enorme vortice di chiacchiere ed immagini slegate dagli avvenimenti. Ne consegue che per avere successo non servono qualità concrete quanto essere un esperto di comunicazione. Se sei capace in quest’arte il tuo orizzonte si allarga a dismisura, puoi diventare sindaco, deputato, più modestamente un opinionista, magari conteso da giornali e trasmissioni televisive. Mica poco. Non si pensi che questo andazzo sia riservato solo alla carriera politica o dello spettacolo, in realtà riguarda tutto e quindi anche noi. Se lavori e sei occupato e preoccupato dal lavoro, dal migliorare, dal guarire le persone, può facilmente accadere che davanti ad un microfono ed una telecamera non sappia cavartela così bene come l’esercito sterminato degli animali da palcoscenico: ciò non andrà a tuo discapito, ma a discapito di tutto ciò che rappresenti. Possiamo mugugnare che non è giusto, che dovrebbero contare solo i fatti – in particolare in campo scientifico! – ma sarebbe come ululare alla luna. Le cose stanno così. Chi controlla i megafoni – mass media se preferite – controlla o comunque ha molto potere sulle scelte. Quindi? Dobbiamo lavorare di meno, dedicare meno tempo allo studio e seguire corsi di comunicazione? Bé, no grazie, sarebbe veramente troppo. E’ sufficiente che conosciamo le regole del gioco e quando siamo costretti ad esporci farlo senza ingenuità, con pochi e semplici argomenti, chiari e forti, esposti con una certa energia ed in modo semplice. Non serve altro. Il grosso del ciarpame lo si lasci scorrere, va raccolto e gettato nel cassonetto giusto. La girandola gira e gira, il centro di essa è praticamente fermo, meglio andare nella sua direzione piuttosto che rimanere in periferia, sempre esposti alle ondate della cosiddetta opinione pubblica. Che pubblica non è, ma gestita da pochi intimi. In tutto questo vortice una guarigione rimane comunque una guarigione, così come un insuccesso rimane tale. Entrambi per sempre. Allora, chiarito ciò, desidero sottolineare due aspetti che secondo me non curiamo a sufficienza: la registrazione dei dati e la condivisione di essi.

Sono stato relatore al recente seminario sui Nosodi organizzato dalla Scuola di Verona con la partecipazione di altre scuole. Sono stati presentati ottimi lavori clinici, che gradualmente compariranno nella rivista. E’ assai probabile che i più di essi sarebbero rimasti relegati agli studenti della scuola da cui provenivano i docenti. E quanti altri lavori, quanti altre preziose guarigioni rimarranno relegate alla cartella clinica dell’omeopata, senza nemmeno apparire in un’aula. Che peccato! Scrivere un lavoro e farlo al meglio per essere presentato e/o pubblicato non è sciupare energie, piuttosto è perfezionare il metodo. Ci costringe a rivedere alcuni aspetti, a chiarire dei passaggi, è una modalità di apprendimento rapido. Pubblicarlo poi allarga a dismisura la platea che ne usufruisce e che può consultarlo a piacimento. Per sempre. Le soluzioni del terapeuta ai problemi incontrati possono essere le soluzioni di molti altri. Se studiassimo con cura 100 buoni casi clinici potremmo iniziare la pratica dell’Omeopatia. Se clicchiamo nell’archivio de Il Medico Omeopata di casi clinici ne troviamo oltre 500. Una Materia Medica clinica assai completa. E che può essere completata.
Registrazione dei dati e condivisione, al centro della girandola ci sono queste due cose.
La periferia è solo vento che passa via.

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IL MEDICO OMEOPATA n. 61 (Marzo 2016)
Dott. Gustavo Dominici

Siamo immersi in un enorme vortice di chiacchiere ed immagini slegate dagli avvenimenti. Ciò nonostante una guarigione rimane una guarigione, così come un insuccesso rimane tale. Entrambi per sempre. In questa situazione ci sono due aspetti che non sono curiamo a sufficienza: la registrazione dei dati e la condivisione di essi.

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