La ricerca del medicamento perfetto

I CONGRESSO DI MEDICINA OMEOPATICA F.I.A.M.O.
Roma, 2-3 Ottobre 1999

Dott. Gustavo Dominici

INTRODUZIONE

Curare omeopaticamente è ricercare il Simillimum del caso. Tale ricerca spesso risulta difficile. Non basta un’attenta analisi del paziente ed un diligente studio dei medicamenti, occorre sviluppare una spiccata sensibilità a riconoscere e definire ciò che è veramente importante nei pazienti e nei medicamenti. Per ottenere ciò il medico deve sostenere una scrupolosa preparazione che in un primo tempo comporta un accurato studio dei suoi sintomi ed una valutazione del loro mutamento con la terapia omeopatica. In un secondo tempo il medico può affrontare la Sperimentazione pura/Proving, che lo perfezionerà nella conoscenza dei sintomi a lui estranei. Quindi la Sperimentazione non è solamente fonte di studio di nuovi medicamenti, ma è il mezzo più veloce per diventare ottimi terapeuti. È mostrato il caso di un’aspirante prover. Il lavoro vuole essere testimonianza ed incoraggiamento ad esplorare lo sconosciuto per migliorare se stessi e per arricchire le conoscenze della comunità omeopatica.

PAROLE CHIAVE

La ricerca del Simillimum – Paziente-Medico-Rimedio – Il significato delle parole – La qualità della ricerca – La necessità di sintesi – La preparazione richiesta – Il caso di Anna – Il tuffatore

INTRODUZIONE

Questo lavoro è rivolto a chi traduce curare con la ricerca del Simillimum.
Il Simillimum probabilmente è un’astrazione. È possibile che ne esista più di uno per ogni paziente, almeno uno nel regno vegetale, uno fra i minerali ed uno fra i nosodi. O magari la situazione è ancora differente. Comunque sia per Simillimum intendo il rimedio che innalza il livello energetico del nostro paziente, migliorando concretamente e stabilmente la sua salute: maggiore lucidità mentale, migliore umore, migliore funzionalità dei suoi organi ed apparati.
Porsi come obiettivo la ricerca del Simillimum determina uno speciale approccio clinico. Infatti il Simillimum è spesso il medicamento poco visibile, quello che non ti saresti aspettato, quello rivelato da un’osservazione più profonda dell’abituale, arricchita dall’intuizione. Chi si pone questo obiettivo deve cercare in modo diverso, con maggiore abilità, con la consapevolezza di ciò che vuole trovare e deve possedere inoltre una notevole capacità di discernere.
Necessita, in breve, di una speciale preparazione.

PAZIENTE-MEDICO-RIMEDIO

Paziente- Medico-Medicamento sono i protagonisti della vicenda omeopatica.
Un buon equilibrio fra le parti garantisce il successo, cioè la guarigione del paziente. Il triangolo che questi tre elementi vanno a formare dovrebbe essere equilatero. Certo è che al medico spetta, inevitabilmente, la responsabilità maggiore della riuscita o meno dell’incontro. In sostanza il medico necessita di una buona conoscenza del rimedio, del paziente e di se stesso. Ognuna delle componenti si incastra nell’altra e ne diventa determinante. Se il medico è capace di far esprimere il paziente al meglio, ma ha una scarsa conoscenza della corrispondenza medicamentosa, non sarà a metà del tragitto, semplicemente sarà fermo alla partenza, perchè il risultato è l’unica misura del nostro agire. Una buona conoscenza dei rimedi ma un’incapacità a prendere contatto con il paziente hanno lo stesso esito, un nulla di fatto. Infine il medico che non conosce la propria sintomatologia, che quindi non sa distinguere a sufficienza i sintomi ed il loro valore, probabilmente non riuscirà mai a conoscere in profondità né il paziente, né i rimedi. Potrà operare, anche con efficacia, ma il suo raggio d’azione sarà limitato. Gli sarà difficile prescrivere un rimedio Simillimum e, quando accadesse, potrebbe non riconoscere i segni della dinamica di guarigione attivata. In genere si dedica molta energia allo studio dei rimedi, un po’ meno all’arte del conoscere i pazienti e veramente poco allo studio/terapia di noi stessi, i terapeuti, carenza che va ad inficiare tutto il resto del lavoro. Il triangolo è scaleno: il lato-Rimedio è ipertrofico, il lato-Paziente è di media/piccola grandezza, il lato-Medico è veramente esiguo.

IL SIGNIFICATO DELLE PAROLE, LA QUALITÀ DELLA RICERCA, LA NECESSITÀ DI SINTESI

Le parole sono l’inevitabile codice che traduce le sensazioni del paziente e dello sperimentatore.
Non tutte le parole hanno un gran valore, comprese quelle pronunciate dal paziente, o con maggiore precisione possiamo affermare che lo avrebbero, se fossero usate a proposito. Tutto ciò che accade in una visita omeopatica è significativo e fonte di informazioni, ma abbiamo a disposizione un tempo limitato per ogni consultazione, circa un’ora, e un numero non infinito di incontri. Non possiamo accontentarci di raccogliere dati significativi, ci serve un’alta qualità di materiale, proporzionalmente all’obiettivo che ci siamo prefissi. Spesso il paziente non parla veramente di sé, ma in buona fede racconta il film della sua vita in cui si vede protagonista, vittima o eroe. La sua storia vera è lì, accanto e dentro di lui, con i suoi veri sintomi, ma molto ben nascosti. Può accadere che il vero racconto inizi poi, quando la trama e le vicende sono già state raccontate – “Dottore, ho detto tutto, non so cos’altro dirle!” – A questo punto, dopo aver superato un momento di smarrimento e di silenzio che il medico deve favorire e rispettare, il paziente ci dirà parole che hanno un vero valore. Può accadere anche che racconti la sua vera storia in poche espressioni, prima di sedersi, o solo dopo che il medico ha firmato la ricetta, un istante prima di salutarlo. Quelle parole sono piene di significato ed i sintomi che vanno a definire sono preziosi. Sono parole che quasi sfuggono al paziente, scappano accidentalmente al suo ferreo controllo, talvolta sono dette solo a metà. Parole che cambiano la mimica del paziente, di cui spesso si pente, magari irritandosi se gli chiediamo di chiarirle. Un paziente può essere riassunto con completezza da poche frasi o sintomi, veri e profondi, non necessariamente mentali, che ci portano diritti al Simillimum.

LA PREPARAZIONE NECESSARIA

Il nostro obiettivo è acquisire in un tempo breve una grande abilità nel cogliere ciò che è veramente importante del paziente. Poiché l’Omeopatia è perfettamente simmetrica, la stessa capacità ci occorre per cogliere ciò che è veramente importante della sostanza/rimedio. Per fare ciò non è sufficiente un’analisi dettagliata del paziente né lo studio certosino dei medicamenti, abbiamo bisogno invece di sviluppare una sensibilità adeguata a percepire, riconoscere, definire e tradurre nel linguaggio delle parole i sintomi del medicamento e del paziente.
La Sperimentazione è il mezzo elettivo per arrivare a ciò poiché permette al terapeuta di prendere coscienza della sua sintomatologia, di verificarne le modifiche e riconoscere i sintomi estranei. È lo speciale addestramento che stavamo cercando. La Sperimentazione aggiusta le anomalie dei lati del triangolo, aumentando di molto il lato-Medico, con conseguente miglioramento rilevante del lato-Paziente, la cui lettura risulterà molto più agevole. Possiamo quindi costatare come all’interno del metodo omeopatico troviamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Come sempre risulterà importante la qualità del nostro lavoro, perciò la Sperimentazione usata per questo fine deve rispettare dei canoni molto scrupolosi e deve spingersi in profondità. Rimanere in superficie significa fallire. Spingersi oltre invece può darci molto di più. Per fare ciò occorre superare delle forti resistenze. Porterò un esempio chiarificatore.

IL CASO DI ANNA

Anna, nome di comodo, medico omeopatico, viene con il duplice scopo di migliorare dei disturbi ed intraprendere un addestramento per diventare un’ottima sperimentatrice. È seria e motivata, conosce il progetto e lo condivide.

È poco producente ed anche pericoloso inserire precocemente un soggetto in un gruppo di sperimentazione, anche se la sua salute è buona. Occorre prima un apprendistato scrupoloso in cui il paziente/prover prende contatto con se stesso ed i suoi sintomi, impara a riconoscerli, definirli con precisione e scriverli. Poi ne segue le modifiche dopo la somministrazione di un rimedio di cui non conosce il nome, e l’eventuale comparsa di altri sintomi, completamente nuovi o del suo passato, di cui anche osserverà l’evoluzione. Questo più e più volte, fino a che il prover non è ben messo a punto, calibrato, pronto per iniziare veramente l’avventura di conoscere utilizzando se stesso come mezzo d’indagine. In questo tragitto vengono verificate indirettamente anche la costanza e l’affidabilità dell’aspirante prover. Molti potrebbero essere ottimi sperimentatori perchè dotati di sensibilità e motivazione; nei fatti assai pochi dispongono tutte le qualità occorrenti, compresa la pazienza e la capacità di attenzione continuata. In un simile progetto la qualità viene di gran lunga preferita alla quantità. Il lavoro preliminare si conclude con la formazione di un ristretto gruppo di sperimentatori, da cinque a sette, per poi iniziare il proving vero e proprio.

Anna è una persona sana, solida, vigorosa. Nella sua vita ha già superato notevoli difficoltà. Molto accorta nel parlare per un costante timore di non essere capita, di non spiegarsi sufficientemente bene. È scrupolosa, notevolmente autocritica e sostanzialmente trattenuta nelle sue manifestazioni. L’idea è di una grande energia compressa. Questi i suoi sintomi:

1. Mi commuovo e mi coinvolgo emotivamente per tutto, non riesco a sostenere le sofferenze altrui (uomini, animali, bambini, natura); quando accade mi sento schiacciata, con un malessere profondo, come se mi entrasse tutto il dolore del mondo.
2. Ho ansia per la mia salute e per quella degli altri. Ho paura del cancro.
3. Divento facilmente irascibile per contrarietà, per cose che non vanno come dovrebbero.
4. Ho reazioni estreme, perdo il controllo, mi infurio, scaravento cose, do calci, litigo nel traffico.
5. Mi arrabbio e subito mi pento.
6. Spesso sono troppo comprensiva, ho troppo tatto, sono timorosa.
7. Ho tremori alle mani, soprattutto alla destra; prima di esami, parlando in pubblico.
8. Debbo fare le cose velocemente, metto fretta agli altri.
9. Miglioro con il movimento. La danza mi migliora molto.
10. La musica mi fa entrare in un’altra dimensione.
11. Mi piacciono i temporali, soprattutto i lampi ed i tuoni forti.
12. Soffro di sinusiti.
13. Ho da sempre una leucorrea bianca, per un’ulcerazione della portio uterina.

Non prescrivo rimedi. Chiedo ad Anna di rivedere con attenzione i suoi sintomi e di tornare fra sette giorni. Al ritorno conferma:

1. Sono veramente arrabbiata, impreco, do calci e pugni.
2. Sto soffrendo di sinusite.
3. Mi è venuto un orzaiolo alla palpebra inferiore sinistra.

Prescrivo un rimedio alla 30CH, di buona fabbricazione, 12 granuli in acqua ed alcool al 20%, una somministrazione serale per sette giorni dopo adeguata dinamizzazione, poi sette giorni di attesa. Le chiedo di scrivere i sintomi che compaiono.
Sette giorni più tardi mi telefona comunicandomi che non è accaduto nulla, che forse è un po’ più calma, che non ha scritto i sintomi perchè non ne ha avuto il tempo. Insisto. Conosco le profonde resistenze che si generano quando si prova a scoprire qualcosa in più di noi. Insisto con un certo vigore, Anna è forte e tenace, un invito debole non sortirebbe alcun effetto.
Dopo altri sette giorni ritorna alla visita:

Noto che ha un ottimo aspetto.
1. Non ho scritto nulla. (!)
2. Sono scomparsi tutti i sintomi della rabbia e della perdita di controllo.
3. Non ho più la pena per il mondo, posso guardare di nuovo la TV, posso leggere sui giornali qualsiasi notizia, non ero più in grado di farlo. Sono addirittura riuscita a far piangere mio figlio in culla. Da allora si addormenta da solo.
4. È incredibile come tutte le cose esterne stanno andando bene, i soldi, il lavoro, come se ci fosse qualche nume tutelare.
5. Mio marito pensa che sono più leggera. In effetti, sono veramente meno angosciata ed appesantita nel parlare delle cose.
6. Ho fatto un sogno molto bello: “Ero sul lago di Garda ed incontro un amico con cui litigai cinque anni or sono e ci lasciammo in malo modo.” Veramente ogni tanto ci penso, ripenso agli errori che ho commesso. “Non avevo più desideri di castigo, pensavo che le regole le applicavo rigidamente 10 anni fa, non ora. Vado in barca nel lago con lui senza alcuna preoccupazione.”
7. Abitualmente non ho molta forza, ma se mi arrabbio la mia energia si triplica. L’altro ieri ho dato uno schiaffo molto forte a mio figlio.
8. Quasi ogni giorno ho paura del cancro, per me e per i miei familiari, ma c’è meno angoscia.

A questo punto, dopo solo 14 giorni, abbiamo a disposizione importanti sintomi cancellati dal rimedio e qualche spunto interessante, quale il sogno di Anna. Ma la paziente/prover non ha scritto i suoi sintomi! Mancanza di tempo? Improbabile. C’è stato anche un tentativo di fuga affermando che non era accaduto nulla, proprio nulla. E non era vero.
So bene quanto costi scrivere con cura la propria sintomatologia. Chiedo di farlo ai pazienti che hanno una grande confusione nei riguardi di se stessi e della propria sofferenza. Chiedo loro di scrivere ciò che sentono senza preoccuparsi del risultato. Poi, solo dopo un certo lasso di tempo, rileggerlo con cura, poi ancora, fino a trovare una perfetta corrispondenza fra le sensazioni e le parole che le rappresentano. È come guardarsi allo specchio. Dei pazienti hanno provato e poi reagito con pianto e gravi crisi d’ansia, a conferma dell’importanza e della difficoltà della prova.
C’è da chiedersi cosa accade quando all’energia del Simillimum aggiungiamo una maggiore consapevolezza.

Comunque Anna ha poi scritto i suoi sintomi. L’ho posta di fronte ad una scelta, avrebbe dovuto rinunciare ad essere una prover. Ha scelto di andare avanti.
Il training di Anna è continuato ed il gruppo al quale partecipa è in procinto di intraprendere un proving. A questo punto posso rivelare il nome del suo medicamento, che lei stessa ancora non conosce, che è Staphisagria.

IL CORAGGIO ED IL SIMBOLO

Si parla molto di Sperimentazione, ma i medici che si lanciano nell’avventura sono veramente pochi. Occorre sperimentare per conoscere nuovi rimedi, per capire meglio i vecchi, ma soprattutto per perfezionare ed imparare ad usare il migliore mezzo di conoscenza che esista: noi stessi. Questa risulterà, in aggiunta, una via breve per diventare ottimi terapeuti, capaci di cogliere presto e chiaramente ciò che è da curare nel nostro paziente.

La_Via_del_Simillimum-fig1


Lastra di copertura della cosiddetta “Tomba del Tuffatore”
(Museo di Paestum, Salerno, Italia – Foto: Dominici)

Questa immagine, detta “Il Tuffatore”, può essere ammirata al museo di Paestum. Risale al 475 a.C. ed è la lastra di copertura di un sarcofago. Fu ritenuta essere la tomba di un tuffatore, da cui l’immagine, ma l’ipotesi non ha convinto appieno gli studiosi. Attualmente si ritiene rappresenti il tuffarsi nel mondo notturno, nell’inconscio, nella morte. A me pare il simbolo migliore, più efficace di tante parole, per rappresentare coloro che coraggiosamente si immergono nello sconosciuto e portano in superficie brandelli di consapevolezza, a beneficio di tutti.

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