Elogio della disciplina

IL MEDICO OMEOPATA n. 45 (Dicembre 2010)
Dott. Gustavo Dominici

Immersi nel supermercato della salute, dove all’apparente sobrietà della EBM si aggancia la smodata offerta di farmaci ed integratori, spesso dobbiamo ergerci a baluardi per arginare le molteplici prescrizioni proposte ai nostri pazienti.
Lavoro faticoso, dispendioso e non privo di rischi. Lungi dal criticare il legittimo profitto perseguito dalle aziende farmaceutiche, va invece fortemente stigmatizzata la confusione creata ad arte fra informazione e spot pubblicitario, che non esita ad utilizzare la paura come propellente per aumentare le vendite. Il nostro piccolo (e prezioso) mondo omeopatico non è esente da tali rischi. Anche nel nostro campo si gioca a confondere la terapia con il supporto, l’omeopata con una sorta di terapeuta naturista aperto a qualunque cosa possa far bene, purché di origine naturale. In fondo perché non aggiungere questo o quell’integratore scelto accuratamente, questo o quell’elemento in dosi minime, il fitoterapico ad hoc e quanto di altro possa offrire la giostra della salute? E’ lo stesso Paziente che ce lo chiede! Tutto fa bene, tutto è invitante, nulla risolve.
Arriviamo così a definire il Paziente perfetto per le Medicine Non Convenzionali, quello disposto ad assumere un gran numero di cose purché, per l’appunto, non convenzionali. Costui non guarirà mai e consumerà sempre. L’inganno è sempre dietro l’angolo e sempre risulta attraente e confortante.

Restringendo ancora il campo arriviamo a quello che è il nostro specifico approccio, quello dell’Omeopatia Classica detta anche unicista o hahnemanniana, l’uso di un solo medicamento per una (sola) persona. Una minoranza nella minoranza. Una scelta di questo tipo non risponde solo ad un metodo lineare e coerente, di più, diventa un diverso e definito metodo di indagine, diagnosi, prognosi e terapia. In effetti il Paziente viene indagato in modo differente quando se ne cercano gli elementi caratterizzanti per la prescrizione unica, persino il rapporto con lui è differente, richiede infatti un riconoscerlo in ogni occasione di cura, perché senza questo riconoscimento sarà difficile effettuare una giusta prescrizione, se non occasionalmente e per patologie di superficie.

Quello dell’Omeopatia Classica risulta quindi un metodo che richiede una preparazione specifica del Medico che lo pratica. Tale Medico Omeopatico non potrà mai corrispondere ad un Medico che pratica anche l’Omeopatia, ma dovrà nascere come tale, studiare e praticare come tale.
Dovrà, probabilmente, ri-nascere da una crisi di coscienza, come è accaduto a Samuel Hahnemann. Gli viene infatti richiesto di accedere ad un livello di coscienza differente, che permetta non tanto di apprendere quanto di comprendere il medicamento, il Paziente, il metodo tutto. La malattia è una modalità di esistenza, uno squilibrio perfetto, un approccio all’esistenza che include la sintomatologia organica e che mina alla radice l’evolversi del soggetto umano, la sua legittima manifestazione, il suo desiderio di essere e realizzarsi. Ogni medicamento omeopatico ha specifiche modalità di esistere e soffrire, così come ogni Paziente.
Lo studio delle malattie croniche (Miasmi) e il loro manifestarsi negli esseri viventi, uomini o animali, è affascinante e prezioso, è un apprendimento che si svolge in profondità piuttosto che in superficie, è penetrare la condizione umana. Inevitabilmente il Medico Omeopatico si troverà più volte a riflettere su ogni aspetto del metodo, trovandone ogni volta una comprensione più completa, più profonda, più ricca, con diretta corrispondenza con la sua capacità terapeutica, che ne risulterà di volta in volta potenziata. La pratica dell’Omeopatia, nella sua accezione più elevata, è e sarà per ogni Omeopata parte integrante della sua evoluzione come individuo, ne sarà la sua disciplina interiore, il suo scopo.

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Il metodo dell’Omeopatia Classica richiede una preparazione specifica del Medico che lo pratica, che dovrà ri-nascere da una crisi di coscienza, come è accaduto a Samuel Hahnemann. La pratica dell’Omeopatia, nella sua accezione più elevata, è e sarà per ogni Omeopata parte integrante della sua evoluzione come individuo, ne sarà la sua disciplina interiore, il suo scopo.

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