Abusiamo dei farmaci: quanto siamo consapevoli dei rischi che corriamo?

IL GRANULO n. 17 (Dicembre 2011)
Dott. Gustavo Dominici

PilloleE se assumessimo esclusivamente i farmaci cosiddetti salvavita e quelli per le emergenze?

Il risultato è che la maggior parte di noi sarebbe drug-free, perché i farmaci realmente indispensabili sono proprio pochi e le emergenze vere sono drammaticamente rare.
Saremmo pericolosamente esposti a gravi rischi o beneficamente preservati da effetti collaterali? Abbiamo la reale consapevolezza che ogni farmaco è potenzialmente un veleno mortale?
In fondo è solo questione di quantità.
I danni attribuiti ai farmaci, incluse le morti, corrispondono alla realtà o sono fortemente sottostimati se non elusi?

A queste domande vanno date risposte, è veramente in gioco la nostra vita!

Tutto iniziò, o iniziò a trascendere, alcuni decenni fa quando si ruppero definitivamente gli argini e gli ultimi scrupoli svanirono.
L’obbiettivo era semplice: il farmaco non sarebbe stato più un preparato chimico al quale affidarsi in caso di malattia, utile quanto pericoloso, la cui prescrizione è il risultato di un delicato bilancio fra costi e benefici. No: il farmaco sarebbe diventato a buon diritto un oggetto di consumo, dal quale trarre il massimo profitto, il cui uso sarebbe stato possibile incentivare, stimolare, pubblicizzare.
Anche per il farmaco, perciò, sarebbero stati creati dei bisogni ad hoc, delle necessità inesistenti, si sarebbero inventate o enfatizzate malattie ed epidemie. Col tempo ci sarebbe stato in ogni casa un armadio assai capiente per i farmaci, così come esiste un armadio per gli indumenti, contenente il necessario per ogni evenienza ed anche il di più, per noi, per i nostri cari, per i vicini di casa, per gli ospiti che verranno a cena. Dispensare farmaci sarebbe stato come dispensare buoni consigli, un atto di umanità che aiuta ad alleviare la sofferenza altrui, un obbligo morale. Si sarebbe dovuto insistere, convincere, superare ogni remora del diretto interessato, por- tatore di un mal di testa, di un raffreddore o una febbre, perché nulla sarebbe stato più banale o inoffensivo, nulla sarebbe più stato sottovalutato, per non farlo diventare una pericolosissima patologia “mal curata”.

E così, nel tempo, è avvenuta la trasformazione: i consumatori sono diventati venditori, pubblicitari convinti, imbonitori, samaritani, angeli contro la sofferenza. Si è creata ad arte la morale della terapia necessaria e salvifica. E sì, perché altrimenti non si spiegherebbero le insistenze, le pressioni, le accuse rivolte “al portatore del sintomo” che si rifiuta di obbedire al consiglio premuroso.
Se poi il diretto interessato è un bambino, allora l’illuminato in questione, dispensatore di molecola miracolosa, tuonerà contro il malcapitato genitore, si approprierà a buon diritto della patria potestà, per manifesta incapacità del genitore a sostenere il ruolo in un momento di emergenza in cui bisogna agire e con decisione.

Tutto è stato trasformato in emergenza, che vuol dire agire in fretta senza il tempo per riflettere, applicando la ricetta già pronta che dà immediata sicurezza. È come allarmare un pedone mentre sta per attraversare la strada avvertendolo che potrebbe essere investito e ucciso: cosa di certo vera, ma non così frequente da richiedere di farsi trasportare da un marciapiede all’altro con scorta armata, quando è sufficiente un pò di attenzione per evitare il danno.
Questa, per quanto presentata con ironia, di fatto è la nostra realtà quotidiana, che si vuole protetta da molecole miracolose, suggerite dalla “Scienza”, che però in questo caso Scienza non è, che di obbiettivo ed oggettivo non ha nulla, visto che le informazioni che ci arrivano sono spesso parziali, falsate da omissioni, drogate dalla pubblicità e da informazioni atte a spaventare.

Lo stesso Dott. Garattini, il famoso farmacologo nemico dell’Omeopatia, ha affermato tempo fa: “I farmaci necessari sono 800, in commercio ce ne sono 16.000!”. Da allora è passato qualche anno e sospettiamo che le cose siano peggiorate. Questo ci porta a un’inevitabile e incontrovertibile conclusione: non è la Scienza, quella vera, a fornire i parametri per il mercato del farmaco, ma è il mercato stesso che detta le regole. È il mercato che si camuffa da Scienza.
Possiamo fidarci, quindi, delle informazioni che ci arrivano quando l’obbiettivo è fare profitto? Possiamo lecitamente sospettare che i rischi dell’assunzione di un farmaco vengano sottostimati e i benefici enfatizzati?

(Fine prima parte)

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Possiamo fidarci delle informazioni che ci arrivano quando l’obbiettivo è fare profitto? Possiamo lecitamente sospettare che i rischi dell’assunzione di un farmaco siano sottostimati e i benefici enfatizzati?

Paracetamolo a rischio asma

Secondo una notizia trasmessa dall’agenzia ANSA il 10 novembre 2011, sono stati resi noti i risultati di un’indagine epidemiologica realizzata da John McBride, direttore del centro sulla respirazione dell’akron hospital in ohio e pubblicata sulla famosa rivista “Pediatrics”, secondo cui il paracetamolo, uno dei più farmaci più usati al mondo soprattutto per stati febbrili dei bambini, può aumentare il rischio di sviluppare asma o di peggiorare la malattia se è già presente. Dati confermati da uno studio neozelandese pubblicato su Clinical and Experimental Allergy riguardante 1.500 bambini ed effettuato dall’Otago University di Wellington (Nuova Zelanda).

USA: alcuni farmaci causano più morti delle droghe

Inquietante rapporto pubblicato dal Centers for Disease Control and Prevention (CDCP) di Atlanta: dal 1991 al 2011 negli USA è triplicata la vendita di narcotici e oppiodi; le morti per overdose da questi farmaci sono passate da 4.000 nel 1999 a 14.800 nel 2008 (40 morti al giorno); nel 2009 sono state registrate 475.000 (circa milletrecento al giorno) emergenze per abuso di questi farmaci.

Agghiacciante la conclusione degli esperti americani: questi farmaci causano più morti dell’eroina e della cocaina (come noto, inoltre, causano dipendenza proprio come le droghe) e, addirittura, in alcuni stati degli USA hanno superato gli incidenti stradali come causa di morte.

Asma e antibiotici

Nel 2009, la rivista Journal of Allergy and Clinical Immunology (2009;124:982-9.) ha pubblicato uno studio svolto in più paesi del mondo dal titolo: “Antibiotic use in infancy and symptoms of asthma, rhinoconjunctivitis, and eczema in children 6 and 7 years old” (Uso di antibiotici in infanzia e sintomi di asma, rinocongiuntivite ed eczema in bambini di 6 e 7 anni). Le conclusioni dello studio, non definitive nel senso che gli autori chiedevano ulteriori ricerche per confermare o meno i loro risultati, ma comunque allarmanti furono: esiste un’associazione tra l’uso di antibiotici nel primo anno di vita e i sintomi di asma, rinocongiuntivite ed eczema riscontrati in bambini di 6 e 7 anni e la somministrazione di antibiotici nel primo anno aumenta notevolmente il rischio di sviluppare le patologie indicate.
Considerando che antibiotici e paracetamolo sono spesso somministrati contemporaneamente (addirittura da madri iperansiose senza aver consultato il pediatra) più di qualche riflessione dovrebbe essere obbligatoria!

Troppi farmaci ai bambini italiani

Secondo l’Istituto Mario Negri di Milano (convegno “Uso razionale dei farmaci per i bambini e i loro genitori: un obiettivo dinamico e strategico”) la maggioranza dei bambini italiani è sana, ma assume in media tre farmaci all’anno per le comuni malattie dell’infanzia, sebbene alcuni di quelli più frequentemente somministrati siano pressoché esclusivi per l’Italia.
Per esempio: il 52% dei bambini italiani assume almeno un antibiotico durante l’anno, contro il 14% i bambini inglesi. Inoltre, la percentuale varia da regione a regione: per esempio, in Puglia raggiunge il 69%, mentre nel Lazio è al 36%.
Anche la nascita è diventata un evento sempre più medicalizzato: i parti cesarei sono il 38% del totale, la più alta percentuale tra i paesi europei.

Alcuni farmaci antidolorifici possono aumentare il rischio d’infarto e ictus

È la sconcertante (ma non sorprendente, almeno per gli omeopati) conclusione di uno studio dell’Università di Berna (Svizzera) pubblicato dal British Medical Journal.
Si tratta di una vastissima inchiesta sui cosiddetti effetti collaterali di farmaci diffusissimi e abusati (specialmente in Italia), spesso usati nelle artriti, quali ibrupofene, diclofenac, napros- sene e altri FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) e i cosiddetti COX-2 (inibitori selettivi della ciclo-ossigenasi).
Sono stati analizzati 116.000 pazienti che assumevano regolarmente antidolorifici per l’artrite: è risultato che il rofecobix e il lumiracobix, raddoppiano il rischio d’infarto; l’etoricobix e il diclofenac fanno quadruplicare il rischio d’infarto; l’ibruprofene aumenta di tre volte il rischio d’ictus.
La conclusione è che, in mancanza (!!??) di “opzioni per il trattamento del dolore cronico muscolo-scheletrico” (le opzioni ci sono eccome, si chiamano: omeopatia e altre MNC – nota de il granulo) medici e pazienti devono essere consapevoli del rischio (!!!) nei trattamenti prolungati.

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