Sperimentazione omeopatica del vulcano Etna

IV CONGRESSO DI MEDICINA OMEOPATICA F.I.A.M.O. – Roma, 10-12 Ottobre 2003
Dott. Pietro Gulia – Prof. Giusi Pitari – Dott. Gustavo Dominici

RIASSUNTO

Il lavoro espone gli aspetti più significativi di una sperimentazione in doppio cieco della lava del vulcano Etna: ETNA LAVA. Il proving ha avuto luogo dall’Ottobre 2001 al Marzo 2002, con la partecipazione di 11 sperimentatori divisi in tre gruppi, tre supervisori e un coordinatore. Si sono seguite le regole della sperimentazione hahnemanniana classica. Si è utilizzato il rimedio in gocce alla potenza 30 CH e successivamente 200K, in somministrazioni ripetute, dopo energica succussione, fino alla comparsa del primo sintomo sperimentale. Inoltre è stato somministrato placebo nella misura del 27%. Sono state registrate oltre 300 note sintomatiche, rilevando nei diversi sperimentatori un significativo ripetersi di peculiari sintomi generali e mentali. Il lavoro illustra le caratteristiche della sostanza, la metodologia, la sintomatologia emersa, infine i primi riscontri clinici.

IL VULCANO ETNA

L’Etna è il vulcano attivo più grande d’Europa e uno tra i più grandi al mondo. La sua base ha una forma quasi ovale di circa 1600 Km2, il suo volume è di circa 500 Km3. (1)
La parte terminale dell’Etna ha la forma di un cono, diametro basale intorno ai 2 Km e un’altezza di 260 m. La punta di questo cono è troncata dal cratere centrale, con diametro di 550 m e perimetro dell’orlo di circa 1770 m, che rappresenta il punto di sbocco del condotto di alimentazione centrale. Almeno una delle numerose bocche presenti sul cratere centrale è spesso attiva con emissione di lava o sbuffi di gas e cenere. Numerose eruzioni dell’Etna sono avvenute lungo fessure apertesi sui fianchi del vulcano. Quando le pareti laterali si fratturano e inizia un’eruzione laterale, in genere cessa l’attività ai crateri centrali. Le pendici dell’Etna sono disseminate di centinaia di coni, alcuni molto grandi altri di piccole dimensioni. L’ampio apparato dell’Etna si è costruito attraverso fasi di attività e periodi di riposo e di erosione. I punti di risalita del magma si sono spostati nel tempo e hanno conferito al vulcano la forma irregolare attuale.
L’ossatura dell’Etna si forma in un periodo geologico relativamente recente, compreso tra 150.000 e 80.000 anni fa. Le eruzioni più importanti dell’Etna degli ultimi 2500 anni sono ben documentate, mentre la registrazione è pressoché completa per le eruzioni avvenute negli ultimi 500 anni. (1)

Un vulcano è una fenditura della crosta terrestre da cui scaturisce materiale ad alta temperatura e costituito da più fasi: solido+liquido+gas, solido+gas, raramente solo gas.
Le eruzioni vulcaniche possono essere effusive o esplosive. Nelle eruzioni effusive si formano colate di lava che scorrono come fiumi lungo i versanti del vulcano, accrescendone le dimensioni. In quelle esplosive il magma è frammentato in particelle più o meno piccole, da ceneri con dimensioni inferiori al millimetro a blocchi e bombe anche di metri, che prendono il nome di piroclasti, scagliati in aria ad altezze che variano secondo la violenza dell’esplosione.
Le eruzioni dell’Etna sono prevalentemente di tipo effusivo.
Il magma è una sostanza naturale ad alta temperatura costituita da un sistema eterogeneo formato da una fase liquida, una fase solida e una fase gassosa, in proporzione variabile. La composizione del liquido è spesso silicatica, raramente carbonatica. Altri elementi presenti nel magma sono Al, Fe3, P – insieme al Si definiti “costruttori di struttura” – e Na, K, Mg, Fe2, Ca, Ti, definiti “modificatori di struttura” in quanto, interrompendo le catene silicatiche e saturando le valenza di ossigeno, modificano la viscosità del magma. I volatili presenti in quantità significative all’interno del magma
sono, principalmente, H2O e CO2.

L’estate del 2001 ha visto di nuovo l’Etna in piena attività: dal 18 luglio al 7-8 agosto. A quota 2550 si concentravano le manifestazioni esplosive, a quota più bassa un’unica bocca a 2100 metri risultava attiva e le eruzioni da essa hanno più volte minacciato il comune di Nicolosi.

MATERIALI E METODI

I campioni di lava sono stati raccolti a quota 2550 metri, dal cratere Monte S. Leo. L’analisi della lava della più recente eruzione (luglio 2001) ha dato la seguente composizione (2):

SiO2: 47,18 – CaO: 10,64
TiO2: 1,71 – Na2O: 3,36
Al2O3: 16,24 – K2O: 1,92
Fe2O3 tot: 11,33 – P2O5: 0,49
MnO: 0.17
MgO: 6,21 – Tot. 99,25

I campioni furono recapitati nel Settembre 2001 ai Laboratori Unda di Grumo Nevano (Na) dove si provvide alla triturazione, con mortaio e pestello in titanio a causa dell’estrema durezza, e preparazione del rimedio alla 30 CH e 200 K, sia in formulazione liquida sia in globuli. Contemporaneamente i Laboratori Unda prepararono, secondo le tecniche di buona fabbricazione omeopatica, altre due sostanze alla 30 CH e 200 K. Lo scopo era di avere a disposizione 3 sostanze – mai sperimentate omeopaticamente – delle quali una soltanto sarebbe stata utilizzata nel proving. La scelta della sostanza da sperimentare fu affidata alla mano innocente di una vispa bimba di tre anni, di nome Arianna, cui va il nostro ringraziamento. Solamente il coordinatore della sperimentazione era a conoscenza della sostanza scelta.
I campioni di Etna lava 30 CH, numerati da 1 a 5 per il gruppo romano, furono affidati al dott. Dominici, supervisore del gruppo, il quale li distribuì a caso ai 5 provers. Il secondo gruppo – da 6 ad 8 – fu affidato alla dott.ssa Fossati di Napoli, supervisore del gruppo napoletano, che seguì la stessa procedura; così per il terzo gruppo – da 9 ad 11 – affidato alla dott.ssa Manuela di Catania, supervisore del gruppo siciliano.
Lo staff di sperimentazione, pertanto, risultò formato da:
1 coordinatore – 3 supervisori – 11 provers.
In ciascuno dei gruppi era stato inserito un flacone contenente placebo, la cui sigla era nota solo al coordinatore. Quindi, 8 provers su 11 (il 73%) assunsero Etna lava. Né i supervisori né tantomeno i provers erano a conoscenza della sostanza in esame; inoltre, né i supervisori né i provers erano a conoscenza della presenza o meno di uno o più flaconi placebo in qualcuno dei tre gruppi.

COMPOSIZIONE DEI GRUPPI

Roma: 5 Provers (2 maschi / 3 femmine)
Napoli: 3 Provers (1 maschio / 2 femmine)
Catania: 3 Provers (1 maschio / 2 femmine)

In totale i gruppi erano composti per il 36% da maschi e per il 64% da femmine. Il gruppo dei provers che hanno ricevuto il rimedio è risultato costituito per il 37,5% da maschi e il 62,5% da femmine. Il gruppo placebo è stato formato per il 33% da maschi e il 67% da femmine.
Degli 11 sperimentatori: 6 erano medici, 2 farmacisti, 1 biologo, 2 non esercitanti professioni mediche e senza particolari conoscenze omeopatiche. Si sono rispettate in tal maniera le linee guida dell’ICCH per quanto concerne numero dei provers, professione, percentuale di placebo (9). Tre provers del gruppo romano e un prover del gruppo siciliano avevano già preso parte ad altre sperimentazioni omeopatiche.

Il proving iniziò il 24 ottobre 2001 per il gruppo romano; il 5 Novembre 2001 per i gruppi napoletano e siciliano. Storia clinica e sintomi mentali e fisici degli sperimentatori erano stati raccolti dai rispettivi supervisori prima dell’inizio del proving.
Per evitare qualsiasi interferenza, influenza, suggestione, fu stabilito che dal momento di inizio del proving e per tutta la sua durata gli sperimentatori avrebbero evitato qualsiasi contatto tra loro e si sarebbero rapportati solamente ai rispettivi supervisori. Ci fu un’eccezione giacché due degli sperimentatori napoletani erano marito e moglie. I supervisori, a loro volta, avrebbero evitato contatti tra loro, rapportandosi esclusivamente al coordinatore.
La durata dell’osservazione fu fissata in almeno due mesi dal giorno della prima assunzione del rimedio. Fu scelto questo periodo di osservazione poichè un precedente proving (vedi proving di Ilex paraguaiensis – Il Medico Omeopata n. 15 – Homoeopathic Links 4/2000) (22) aveva evidenziato come sintomi del rimedio possano insorgere o mantenersi anche a distanza di parecchie settimane dalla prima somministrazione. Questa considerazione è stata puntualmente confermata. Tutti i provers hanno sviluppato sintomi in numero ed intensità variabile secondo a particolare individuale sensibilità al rimedio (§ 134 Organon), già nelle prime ore successive alla somministrazione e per un periodo variabile dalle tre alle quattro settimane. Un prover (n.3) ha continuato a produrre sintomi oltre i due mesi tanto da dover antidotare il rimedio; un’altra prover (n.9) ha mantenuto per oltre 4 mesi dei sintomi insorti durante la sperimentazione e regrediti dopo un’ulteriore somministrazione del rimedio (§ 131). Un’altra prover (n.1), dopo aver prodotto sintomi per circa 20 giorni, quando considerava ormai chiusa la sua esperienza, ha rivisto apparire i sintomi iniziali accompagnati da altri del tutto nuovi (sintomi sperimentali perchè comparsi in altri provers).

Modalità d’assunzione

a) Prima assunzione di sera. Ripetizione – in assenza di sintomi – ogni sei ore per un massimo di 6 successive assunzioni (ICCH Guidelines)(9). La somministrazione doveva essere sospesa:
1) alla comparsa di sintomi;
2) dopo 48 ore dalla prima dose.
Nella prima fase si utilizzò la potenza 30 CH in gocce, 10 per ogni assunzione, direttamente sotto la lingua, con l’obbligo di succussione del rimedio ad ogni somministrazione successiva alla prima, mediante almeno 10 energiche scosse contro una superficie dura o contro il palmo della mano.
Il giorno della prima assunzione, anche se effettuata di sera, era da considerarsi come primo giorno di sperimentazione.
Criteri di registrazione dei sintomi (§ 139 Organon)
a) Si fornì un taccuino per prendere nota tempestivamente dei sintomi non appena rilevati. I sintomi poi erano trascritti su supporto informatico, precisati e completati.
b) Ogni prover ha avuto una sigla personale insieme al numero del flacone corrispondente. Sigla e numero sono stati riportati accanto ad ogni sintomo.
c) Oltre la propria sigla ogni prover doveva indicare l’ora e il giorno/i di comparsa del sintomo; per es.: 1°- 2°- 4°- 7° giorno.
d) I sintomi andavano trascritti, elencati e numerati seguendo l’ordine cronologico di comparsa.
e) Si è evitato un linguaggio troppo sintetico, termini tecnici, medici, psicologismi o tentativi di spiegazione più o meno elaborati. Furono richieste semplicemente spontaneità ed immediatezza.
Classificazione dei sintomi
Ogni sintomo significativo andava registrato e classificato in uno dei seguenti gruppi:
1) Sintomo comune, ma di intensità aumentata.
2) Sintomo guarito, scomparso.
3) Sintomo del passato, ricomparso.
4) Sintomo nuovo.
5) Sintomo eccezionale per novità ed intensità.
I sintomi del primo gruppo sono sintomi propri dello sperimentatore: andava segnalata, pertanto, una modificazione rilevante della loro intensità. Per “sintomo del passato” si intende un sintomo avuto dallo sperimentatore mesi od anni prima dell’inizio del proving.(par.138 Organon).
Per “sintomo eccezionale” si intende un sintomo nuovo, con caratteristiche assolutamente insolite e marcate: per esempio un intenso desiderio di bevande alcoliche in un astemio.
Si stabilì la frequenza dei contatti tra supervisori e provers – una volta a settimana un incontro diretto, più spesso per altri canali – e tra coordinatore e supervisore – almeno ogni 15-20 giorni.
In caso di aggravamento insostenibile per intensità o persistenza, coordinatore e supervisore, di comune accordo, avrebbero stabilito la sospensione della sperimentazione e la somministrazione di un antidoto. In effetti, si è ricorso a questa procedura per due provers, cui va riconosciuto il merito di aver fornito molti sintomi e aver sostenuto un certo numero di sofferenze. Va rilevato che la somministrazione di un antidoto in un caso (sulla base dei sintomi sperimentali presenti) e del rimedio costituzionale nell’altro caso, produssero un immediato miglioramento.

ETNA LAVA

La lava di vulcano in Omeopatia – Dati tossicologici
L’uso della lava dei vulcani non è nuovo in Omeopatia ma, di certo, inferiore alle potenzialità. A tutti è noto il rimedio Hekla lava, ricavato dalla lava e dalle ceneri dell’omonimo vulcano islandese, le cui applicazioni cliniche sono rilevanti, ma che meriterebbe una sperimentazione omeopatica più completa (“In this imperfect pathogenesy we have undoubtedly symptoms pointing to diseases of teeth and bone” – Hering nei Guiding Symptoms) (4).
In Messico, alcuni anni fa, è stata sperimentata la cenere del vulcano Popocatèpetl e il rimedio indicato come Cinis popo (3); è stato possibile, confrontando le patogenesi, riscontrare alcuni punti di contatto con il nostro lavoro.
Infine, esiste una sperimentazione di Etna lava, condotta in Catania dal Dott. Gaetano Arena, di cui si è avuta notizia all’inizio del corrente anno grazie ad un articolo comparso sulle pagine informatiche della rivista “L’Eco del sud” in data 11 agosto 2001 (6). Finalmente tale lavoro è stato pubblicato sulla rivista “Omeopatia Oggi” anno 13, n. 27, Aprile 2002, giunta a noi all’inizio del Maggio 2002 (5). Una valutazione comparativa dei risultati di tale esperimento ci ha permesso di evidenziare molti e significativi dati in comune, tanto nei sintomi generali e mentali quanto in quelli fisici locali, risultandone una preziosa conferma dei reciproci risultati sperimentali. È opportuno evidenziare che in tale esperienza sono stati utilizzati campioni di lava ubicati in punti diversi del Monte Etna e appartenenti a colate del 1780 e 1699. La composizione di tali campioni è risultata sovrapponibile a quella della lava eruttata nel 2001, a conferma di un dato noto ai vulcanologi e cioè che la composizione della lava di un vulcano resta pressoché immodificata nel corso dei secoli.
Riguardo alla tossicologia riferita alle eruzioni vulcaniche, alcuni dati sono presenti in letteratura e riguardano vulcani di diverse localizzazioni. Per esempio si riportano alcuni effetti tossicologici rilevati subito dopo l’eruzione vulcanica del Popocatepetl, il più famoso vulcano attivo del Messico [27]. In questo lavoro si riportano sia sintomi fisici, soprattutto difficoltà respiratorie, sia mentali, quali depressione, incubi, ansietà; bisogna comunque sottolineare che, a parte la diversa regione geografica e il probabile diverso tipo di eruzione e materiali eruttati, un’eruzione vulcanica nel suo svolgersi porta nell’atmosfera anche gas. Questi, respirati, possono dare, insieme ai particolati, effetti molto evidenti che, la lava in sé, essendo solida e priva di quei gas, non potrebbe dare. In questi particolati è presente l’ossido di silicio che può provocare nell’uomo la silicosi acuta e cronica. Le particelle di Silice provocano in genere fibrosi a livello polmonare.
Il diossido di titanio, componente della lava dell’Etna, è un composto largamente usato che fa parte di molte plastiche o tinture, è usato come additivo alimentare o per cosmesi. È molto resistente alla corrosione e per questo viene anche usato per applicazioni metallurgiche ed anche come componente di impianti chirurgici e protesi. È pure presente nell’acqua potabile. È considerato inerte e la percentuale che è assorbita dopo somministrazione orale è circa il 3%. Quello che è assorbito viene poi escreto con le urine. Se inalato tende a rimanere nei polmoni. In dosi massicce è classificato come “composto fastidioso”, dato che solo leggere fibrosi polmonari sono state osservate in soggetti che casualmente ne hanno inalate quantità massicce.
Gli altri componenti la lava possono essere considerati inerti, anche se per qualcuno è nota, per dosi massicce, la tossicologia. Il pentossido di fosfato, infatti, è considerato corrosivo. Bisogna anche considerare che gli effetti tossici dei singoli componenti non sono riscontrati su miscele di composizione simile alla lava del vulcano: preparazioni di questo genere sono considerate inerti e possono avere largo uso in chirurgia e odontoiatria.

LA PATOGENESI DI ETNA LAVA

Le caratteristiche generali di Etna lava
Rimandando il lettore ad altro articolo per l’esposizione sistematica e completa della totalità dei sintomi evidenziati dal proving, si esporrà una valutazione complessiva dei dati ottenuti, estrapolando dalla totalità ciò che è emerso in maniera più significativa e certa.

A) Due aspetti che si sono presentati in modo marcato sono:
1) il senso di spossatezza, di mancamento, di pesantezza;
2) la freddolosità.

in altri termini una vera caduta del livello energetico.
Lasciamo parlare i provers:
“Ho sentito freddo la notte, arrivando persino a mettere i calzini! Anche di giorno ho la forte sensazione di essere più freddolosa.”
“Per il gran freddo sono arrivata ad indossare due paia di pantaloni e due maglioni, uno sopra l’altro, e non ho avuto neanche il coraggio di spogliarmi per lavarmi!”
“Sento il mio corpo infreddolito, come anestetizzato dal freddo; non suda, non dà segni di vita, non avverto neanche un desiderio sessuale; è talmente coperto di vestiti che non percepisco i suoi segnali, non sento neanche il mio odore.”
“Sentivo così freddo che sono dovuta uscire al sole per scaldarmi, a mo’ di lucertola, nonostante la mia avversione alla forte luce e al forte calore del sole, ma ho avvertito del calore insostenibile solo al viso; il corpo ha continuato ad essere infreddolito.”

Queste sensazioni acquistano maggior valore qualora si consideri che:
a) sono persistite per ben due settimane dall’inizio del proving (30 CH);
b) che la prover (siglata come n.1) è normalmente un soggetto caloroso, con fastidio per il caldo e forte tolleranza per il freddo;
c) che quel periodo dell’anno, fine Ottobre inizio Novembre 2001, è stato caratterizzato a Roma da un clima insolitamente caldo;
d) la prover classifica questi suoi sintomi come “eccezionali”.
La stessa prover, assunta la 200K, così si esprime:

“La stessa notte molti sogni spiacevoli, che non ricordo, con sensazione angosciosa, mi sono mossa molto nel letto. Al risveglio un grande mal di testa, molta sonnolenza, pesantezza e molta fame; acqua dal naso; difficoltà a parlare, a far uscire il fiato, con angoscia al centro del petto; tutto molto intenso per due giorni, poi un po’ attenuato.”
“Mi sento pesante, mi trascino le gambe, ho la pancia molto gonfia e sono stitica. Pesantezza alle tempie come se la testa fosse intasata.”
“Sono stanca, pesante, non vado al lavoro, rimango a letto tutto il giorno.”
E poi un grido: “Sono stanca!”

Tutte queste sensazione si sono protratte per 15 giorni.

Leggiamo anche gli altri:
Prover 2: “Mi sono svegliato accaldato ma con brividi di freddo, nausea, spossatezza, lievi dolori muscolari diffusi, bruciore allo stomaco, rigurgiti acidi, nessuna voglia di mangiare. Ho faticato molto per mettermi in moto ed uscire da casa. Durante la mattinata i sintomi sono cominciati a sfumare. Mi sono sentito meglio alle 11, dopo aver preso un cappuccino bollente. Permane però il bruciore gastrico, la spossatezza. Mi sento giù, rallentato anche nella capacità a pensare.” Anche questo quadro è classificato come “eccezionale”.
Prover 3: “Mi sento priva di forze. Non ho voglia di mangiare. Mi sembra di stare a dimagrire a vista d’occhio. Mi è capitato già in passato, tutte le volte mi sembra più intenso.”
“Sensazione di avere la testa pesante, quasi un senso di mancamento, specialmente sulla fronte e sul naso, mi sembra di non mettere bene a fuoco con gli occhi; alla fine della mattinata mi sento molto affaticata e sento il bisogno di chiudere gli occhi.”
“Ho il corpo molto caldo, come se avessi vampate, contemporaneamente le mani sono freddissime e io sento molto freddo, nonostante la temperatura non sia bassissima e i riscaldamenti sempre accesi. Non ho la febbre.”
“Molto spesso sento freddo, troppo, infatti, quasi preferisco gli ambienti molto riscaldati che in genere mi danno senso di oppressione.”

Prover n.9: “Freddo alle spalle e alle braccia, ceno con la giacca a vento, credo sia anomalo visto che i miei hanno cenato tutti con magliette a maniche corte.”
“Brividi di freddo alle braccia, per me molto strano in quanto sento sempre caldo.”

Inutile ancora sottolineare che i sintomi riportati sono considerati nuovi e veramente insoliti.

B) Un altro concetto sviluppatosi nel proving è l’acquosità, per usare l’espressione di uno dei provers. Vi è una cospicua eliminazione fluida, acquosa appunto: rinorrea, lacrimazione, urina; di contro, mancano sintomi di sudorazione.
Da sottolineare, inoltre, come uno dei provers (n.9) abbia manifestato urinazione profusa e più frequente, sia diurna che notturna, contemporaneamente a marcato miglioramento della propria tendenza personale a sviluppare dolori con tempo umido; il quadro sintomatico si è presentato al terzo giorno di sperimentazione ed è perdurato fino al 13°. La provers nota: “ho urinato molto, non mi era mai successo se non quando ero in gravidanza……urine limpide, abbondanti non fetide……anche stanotte mi sono alzata 2 volte per urinare ( sta diventando un’abitudine, eppure non sto bevendo più del solito)…” e classifica i suoi sintomi come “nuovi ed eccezionali”.
Prover 1: “Bisogno di urinare appena 2 h dopo essere uscita da casa; ho urinato tanto, come si mi uscisse tanta acqua. Ho continuato ad urinare tanto tutto il giorno.” Sintomo comparso al 2° e 3° giorno del proving e classificato come “nuovo”.
Prover 3: “Urina abbondante al mattino, mi sento sgonfia, durante il primo giorno di mestruazione.” Sintomo classificato come “nuovo”; secondo giorno di proving.

È caratteristico che questi sintomi siano apparsi nelle sperimentatrici mentre i tre provers maschi non hanno riferito sintomi al riguardo.
Il Prover 2 ha prodotto un’intensa rinorrea: “Al risveglio qualche starnuto, poi alle 14.30, mentre mi trovavo in automobile (avevo acceso per il freddo il riscaldamento, può darsi che i filtri fossero molto sporchi di polvere) ho avuto una violenta crisi con decine di starnuti, abbondante secrezione acquosa dal naso, prurito nasale intenso, cute arrossata e bruciante vicino alle coane. Lacrimazione intensa. Ho dovuto chiudere il riscaldamento e piano piano, in 2 ore, il fenomeno è scomparso.”
“Durante una passeggiata (faceva molto freddo) è comparsa una violentissima crisi di starnuti con fortissimo prurito al naso e abbondante secrezione acquosa al naso. NOTA: erano almeno 10 anni che non avevo una crisi del genere.”

Pertanto egli classifica il quadro sintomatico – per l’intensità, per l’essersi verificato completamente fuori stagione rispetto all’allergia di cui soffriva in passato e, appunto, per il fatto di non soffrire più di allergia da molti anni – come “eccezionale”.
Per analoghe considerazioni, dobbiamo considerare il quadro come proprio della sperimentazione, tanto più che quadri simili appaiono in altri provers.
Prover1: “Forte lacrimazione alla luce del sole, inarrestabile, niente bruciore ma sensazione che esca acqua dagli occhi, non lacrime. Forte lacrimazione “acquosa” anche semplicemente uscendo all’aria aperta.” Sintomo “comune ma di intensità aumentata”, durato per tutto il secondo giorno di sperimentazione.
“Sensazione di presenza di acqua nella radice del naso, con la necessità di tirare su col naso più volte, diventando una specie di tic. Non ha nulla a che fare con un raffreddore. Il sintomo si è ripresentato occasionalmente nei giorni successivi (comparso già al 2° giorno di sperimentazione, rimasto per altre 48 h, sintomo “nuovo” per la prover – Nota del Coordinatore), anche se con minore intensità.”
“Il naso ha cominciato a gocciolare acqua che continuo ad avvertire alla radice e leggermente anche in gola.”

Prover 10: “Verso le 10.00 (circa 24 h dopo l’assunzione – N.d.C.) comparsa di una serie di starnuti. Non sono raffreddata.”
“Ore 11 (3°giorno) una serie di starnuti.”

Queste espressioni sintomatiche richiamano alla mente tipiche sindromi oculo-rinitiche allergiche per cui è ipotizzabile che il rimedio sia utile negli stati allergici quando ci sia, come ovvio, corrispondenza con i sintomi generali e mentali.
Torniamo alla sintomatologia della minzione, che è così profusa da assumere le caratteristiche di una vera eliminazione. Solo in un caso si accompagna a gran sete: “Gran sete; ho bevuto 500 ml di acqua fresca naturale nel giro di pochi minuti con gran piacere; sensazione di freschezza in bocca e in tutto il corpo (2°- 3°- 4° giorno, sintomo “nuovo” – N.d.C.). Continua la sete e il piacere di bere acqua fresca, anche se con minore intensità.”

Si potrebbe parlare, insomma, di un’attivazione del ricambio: questo termine attivazione appare una delle parole chiave del rimedio, come si vedrà meglio in seguito. In effetti, i sintomi della minzione presentati dalle provers appaiono essere sintomi curativi e il rimedio sembra utile in quelle condizioni cliniche di stasi (in senso stretto e in senso lato come vedremo), con riattivazione circolatoria e dell’emuntorio renale, come se attuasse una pulizia interna – “detossicazione” – come pure confermano i sintomi prodotti a carico dell’appetito e dei desideri e avversioni alimentari. Il quadro sintomatologico che si potrebbe trovare in un ipotetico paziente può essere quello espresso dalla prover 1 subito dopo l’assunzione della 200 K: “Mi sento pesante, mi trascino le gambe, ho la pancia gonfia e sono stitica.”
L’insorgenza di tale categoria di sintomi solo nelle sperimentatrici fa prendere in considerazione quelle situazioni cliniche di ritenzione idrica frequenti nelle donne, per predisposizione biotipologica, in fase peri e post-menopausale, o per fattori acquisiti, non ultimi l’uso di contraccettivi orali, cortisonici ecc. Se si considerano insieme i sintomi della spossatezza, freddolosità, con la minzione profusa e continua e la sete, con la sensazione di dimagrire ( “a vista d’occhio” – scrive il prover 3 ) il pensiero corre veloce a quadri di diabete mellito e insipido. Ancora: considerando i sintomi (si veda il quadro completo della patogenesi) delle pesantezza del capo, sensazione di testa intasata o sul punto di esplodere, vampate al viso, sensazione di calore al viso, sensazione di calore al capo, viene da pensare a stati ipertensivi cui l’effetto diuretico curativo del rimedio potrebbe giovare.

Tornando al concetto di “acquosità” è curioso come un prover – il n. 3 – abbia avuto vari sogni il cui elemento principale era proprio l’acqua, tanta acqua.
“Ho sognato di essere con molta gente e guardare un panorama, in fondo si notava uno spruzzo alto di acqua che apparteneva ad un’industria (cioè uno scarico della stessa). All’improvviso questo getto d’acqua diviene molto grande e misto a fuliggine, è così alto e grande che mi raggiunge, io mi rifugio nella mia macchina (sogno assolutamente nuovo).”
È evidente la rappresentazione di un’eruzione vulcanica, neppure tanto simbolica, ricordando che un vulcano al momento dell’eruzione libera sotto forma di vapore l’acqua che contiene nel magma.
“Ricordo di aver sognato un allagamento di casa, con preoccupazione dei danni eventualmente prodotti al mio vicino (mai sognato prima).”
“Ho sognato che c’era una pioggia fortissima che allagava tutto, io guardavo dall’alto una valle tra due catene montuose che era completamente invasa da acqua impetuosa, anche la strada che dovevo percorrere era allagata (mai sognata tanta acqua).”
“Ho sognato di essere a Marsiglia con mio figlio. C’era tanta gente e attigua alla sala riunioni una sala docce, con tanta acqua, mio figlio faceva una doccia.”
“Ho sognato di lavare i pavimenti con acqua e di lavare gli stracci in un recipiente grande colmo di acqua.”

I Sintomi mentali di Etna lava

Cosa può essere individuato in questa patogenesi?
Il primo dato a risultare nettamente in quasi tutti i provers è una sensazione di calma, umore buono e allegro, determinazione. Valga per tutti una nota trascritta dalla prover n. 1 il 28.11.2001 (36° giorno di sperimentazione) e che si riporta integralmente:
“Da allora (22° giorno del proving – N.d.C.) non è più accaduto nulla, scomparsa la dermatite, il prurito, tutto il resto è rimasto, ma molto più attutito, come se stesse scemando l’effetto. Ho ancora sete, ma molto meno; parlo da sola, ma meno (ora canto); acqua dal naso che torna, ma attenuata, tutto sta scemando; non ho più nemmeno sognato, quei sogni così intensi (la ragazza che si gettava dal terrazzo…). Continua il buon umore e l’energia, dormo meno, faccio tante cose, è accentuato rispetto al solito. Ho tutte le giornate piene. Strano è il buon umore, non me la prendo per tante cose, nonostante abbia avuto problemi burocratici da perder la testa…. Me la prendo meno come se non valesse proprio la pena prendersela per cose del genere…”

Tutti i provers riportano una notevole grado di determinazione; uno giunge a dire di aver potuto risolvere, durante il proving, situazioni che si trascinavano da tempo, in cui prima non trovava la giusta energia, determinazione e calma, per affrontarle. A mo’ di esempio valga quanto segue:
Prover 9: “Nell’apprendere una notizia mi sono arrabbiata molto (come di solito), ma invece di sentirmi ferita e rimuginare in me ho preso il telefono ed ho affrontato personalmente la persona (come non faccio di norma, preferisco lasciar correre. Determinazione nell’affrontare i problemi.)”(9° giorno)
“Mi arrabbio, ma reagisco e non subisco, diversamente dal solito.” (31° giorno)

Prover 6 – Descritta nel diario pre-proving come un soggetto collerico che: “quando si arrabbia lancia oggetti o li butta per terra o tira calci a tutto quello che trova. Migliora se sta sola” e che, invece, a più di 30 giorni dall’inizio del proving, segnala: “Continuo ad essere particolarmente calma, non alzo la voce o, almeno, non più di tanto, non mi assale la rabbia, vivo con tranquillità le cose che mi succedono. È come se avessi uno sguardo più distaccato sul mondo che relativizza tutte le cose. Da cosa questo dipenda non so. La conseguenza è un grande miglioramento nei rapporti, soprattutto con le bambine, e una grande corrente di affetti.”

In questo caso potrebbe trattarsi di un effetto curativo del rimedio che ha attivato l’energia necessaria. Effetto curativo in chi esprime la sua rabbia in maniera intensa ma “improduttiva”, sbagliando modalità e oggetto della propria ira (vedi prover 6), ma, soprattutto, sembra che il rimedio possa giovare a chi presenta una sorta di incapacità reattiva a situazioni giudicate vessanti e vissute con un carico di rabbia compressa, inespressa, inesplosa ed impotente.
Questa interpretazione è suffragata dalle espressioni riportate dai provers, soprattutto da coloro che hanno prodotto sintomi mentali e fisici insoliti per loro e caratterizzati da un marcato livello di sofferenza. Da notare, inoltre, la peculiare inversione dell’effetto a seconda della potenza utilizzata: chi aveva provato un marcato giovamento dalla 30 CH è peggiorato con la 200 K e viceversa. (Hahnemann, a proposito di Nux vomica, scrive: “In this, as in some other medicines, we meet with symptoms which seem to be completely or partially antagonistic to one another, alternating actions, which at the same time are primary actions, and which make Nux vomica very applicable and efficacious for a number of morbid states.” Materia Medica Pura, Vol II) (8)

Prover 1: “Insicurezza, con impossibilità a dire di NO; dico SI anche a proposte che non mi piacciono, rimango come imbambolata, mi confondo. Poi sento angoscia nel fare le cose che non voglio, cerco delle scuse.”
“Disperata e prostrata…”
“NON RIESCO A SMETTERE DI PIANGERE!”
“Sconvolta, piango, mi dispero, non voglio trascurare il lavoro … ripeto: “Se non ho più nemmeno quello!””
“Ho voglia di scappare via.”
“Rabbia verso tutti, non sopporto le persone, cerco scuse per litigare.”
“Litigi con più persone senza pentimento.”

Tutti sintomi “eccezionali” per la prover, tranne il primo che rappresenta un sintomo del passato riapparso.
Prover 2: “Quando durante la notte mi risveglio provo rabbia per non riuscire a riposare bene.” “Al mattino mi sveglio arrabbiato.”
“Irritabilità: in macchina mi sorprendo più volte ad inveire (insulti, ma a finestrini chiusi) contro chi mi fa delle scorrettezze.” Sintomi “nuovi” anzi, l’ultimo è “eccezionale”.

Prover 3: “Forte senso di impotenza alla sera, insostenibile, sono incapace di fare azioni risolutive….” Sintomo “nuovo”.

Ma è il Prover 5 che fornisce una peculiare e profonda chiave di lettura:
“Buon umore con maggiore determinazione nel fare le cose. Svanito dopo qualche giorno. Era come una cappa esterna, elastica, che nascondeva un’irritabilità molto profonda, che nemmeno io sapevo che ci fosse, ma usciva alla prima contraddizione, quasi improvvisa. Poi però tornavo più facilmente allo stato originale.”
“Ogni volta che assumevo il rimedio provavo una sorta di euforia, quasi esaltazione di breve durata ma sotto c’era irritabilità, rancore, quasi durezza, quasi cattiveria, durezza dei sentimenti!” Sensazione confermata dalla prover n. 6 (3° giorno): “Mi sento però molto attiva, al limite tra l’allegro e l’arrabbiato.”

Significative le note di un supervisore dopo uno degli incontri periodici con un prover:
“Trasmette la sensazione di ESSERE COMPRESSA, SUL PUNTO DI ESPLODERE da un momento all’altro, come chi sta trattenendo molto a stento e con enorme difficoltà…”
L’osservazione dall’esterno, dal colorito del viso alla postura, dall’atteggiamento e comportamento, rientrano di diritto nel novero dei sintomi sperimentali: di più, sono sintomi preziosi che un Prover non comunicherà mai e che andrebbero perduti.
Dunque è proprio la rabbia compressa uno dei dati principali del rimedio: sentimento sommerso che deve trovare uno sbocco; le scariche esplosive indotte dal rimedio, dalla rinorrea alla minzione imperiosa alle eruzioni cutanee, possono rappresentare il corrispondente somatico dell’atteggiamento mentale, la fuoriuscita violenta di questo sentimento.
Un’idea che nasce dalla lettura dei sintomi, ma che necessita di adeguata valutazione e conferma mediante altre sperimentazioni del rimedio e conferme cliniche, è che questa rabbia sommersa sembrerebbe nascere e mantenersi – comunque essere sentita – soprattutto verso membri della propria famiglia, persone verso le quali si ha un legame affettivo.
Una prover scrive: “Ho cacciato di casa il mio uomo, mi sono sentita soffocare”.
Un prover scrive: “Tuttora (30° giorno di sperimentazione – NdC) non parlo ancora con mia madre, con la quale ho litigato, senza pentirmi affatto, come accadeva nel passato. Per la prima volta l’ho costretta a cedere.”

Significativamente nel citato lavoro catanese (5) è riportato il seguente sintomo: “Ho reagito a mia madre in modo così impulsivo da non potermi controllare ed alzando la voce in modo incontrollato.”
Una provers, sintetizzando la sua esperienza con la 200K durante l’incontro finale con coordinatore e supervisore, fornisce una vera sindrome sintetica: “Mi sentivo pesante, con la testa che rimbombava, non avevo voglia di fare niente, volevo stare a casa, stare sola, dormire, volevo smettere di lavorare. Mangiavo e dormivo e poi è uscita tanta rabbia, contro tutti e tutto. Contro me e i miei familiari. Ho rotto con il passato; ho buttato tante cose del passato, che mi ricordavano il passato.”
La determinazione ad agire può arrivare fino ad una sorta di esaltazione. Durante l’incontro finale due provers di esprimono così: “La mia sensazione era: Posso fare tutto!” –
“Ero determinata; di fronte a difficoltà provavo la netta sensazione di essere superiore alla difficoltà e di poterla affrontare. Lo stesso avveniva verso le persone, pensavo: “Tanto lo domo!” Un prover, nel suo diario, al 5° giorno di sperimentazione aveva scritto: “La mattina, prima di alzarmi, un senso totale di benessere con autostima, mi sento “il padrone del mondo”, mi sorride tutto, non vedo lati oscuri, nulla mi preoccupa, mi dà ansia, paura o fastidio, quasi un’esaltazione…”
E valuta questo sintomo come “nuovo”.

Sintomi di nostalgia o di melanconia, l’indugiare su fatti del passato sono riportati da alcuni provers.
Prover 2: “La sensazione che provo costante in questi giorni è la NOSTALGIA. Non mi sento né depresso né ansioso né euforico. Ho però nostalgia: di mio figlio soprattutto, della famiglia intesa come entità, della vecchia casa, degli amici che non vedo più. Normalmente non sono particolarmente nostalgico, anzi, sono più proiettato sul futuro e sulle incertezze di scelta che comporta. Ritengo che questa sia una sfumatura importante.”
Prover 3: “Tanta nostalgia: di quando le cose mi sembravano difficili, invece erano semplici, di quando ero meno stanca, di quando i figli erano piccoli, di quando avevo sempre bei pensieri.”
A conferma dell’inversione di effetto a seconda della dose utilizzata il prover 2, tre settimane dopo l’assunzione della 200K, scrive: “Mentre con la 30 CH l’impressione dominante era la nostalgia, con la 200K è una certa tranquillità, nonostante l’impegno lavorativo…”

Per le restanti note sintomatiche del Mentale si rimanda alla lettura della patogenesi completa che presto sarà pubblicata; qui si sono segnalate le più significative, peculiari del rimedio.

I Sintomi fisici di Etna lava

Rapidamente passiamo in rassegna i vari apparati interessati nella patogenesi.

Apparato digerente
Nel complesso si hanno: 26 espressioni sintomatiche riferite allo Stomaco; 13 riferite all’Addome; 13 riferire al Retto; 6 riferite alle Feci. Prevalgono sintomi di nausea, bruciore gastrico con eruttazioni e gonfiore epigastrico (sindrome gastritica).

Genitali
Stranamente abbiamo pochissimi sintomi da riferire alla sfera sessuale: una delle provers ebbe completa assenza di desiderio sessuale nel quadro complessivo di una vera sindrome astenica; uno dei provers segnalò la diminuzione della potenza sessuale con aumento del desiderio.
La prevalenza di provers di sesso femminile permette di registrare sintomi mestruali, anche se non particolarmente significativi. Una sola prover (n.10) ha riportato la comparsa di leucorrea (in 12^ giornata) con perdite bianche, dense, non abbondanti, persistente per 12 giorni. Un’altra (n.3) segnalò: dolore ai genitali esterni a destra; perdite di sangue dall’utero in periodo periovulatorio, senza dolori. Entrambi sintomi “nuovi”.
Un’altra (n.1) segnalò l’assenza di sindrome premestruale depressiva con scomparsa dei dolori mestruali (effetto curativo).
La prover 3 segnalò netto > dei dolori mestruali descritti come una lama che taglia in due l’utero, irradiati ai reni, più a destra e all’interno delle cosce; la perdita di 2 Kg durante la mestruazione, mentre di solito nota un aumento del peso; un accorciamento della durata delle mestruazioni (4 giorni anziché 7).
La prover 9: mestruazione con notevole anticipo (da 7 ad 11 giorni) senza dolori e di colore più chiaro rispetto al solito; allungamento della durata (5 giorni contro i normali 3), maggiore abbondanza del flusso.
Una delle sperimentatrici (n. 6) è rimasta incinta durante la sperimentazione.

Cute ed annessi
Se una delle caratteristiche di Etna lava è l’eliminazione non potevano certo mancare sintomi a carico della pelle. In tutti i provers, infatti, si sono verificate eruzioni cutanee di vario tipo fin dalle prime giornate di sperimentazione e di lunga durata, a localizzazione corporea varia.
Prover 1: puntini rossi pruriginosi al busto, con prurito insopportabile; acne al volto.
Prover 2: prurito intenso alle cosce e testa; > della forfora; chiazza rossastra pruriginosa al collo. Prover 3: “foruncoli sotto pelle” al viso e foruncoli alle cosce, eritema non pruriginoso, purché non toccato, alle cosce e al sacro.
Prover 5: eruzione al collo desquamante e all’angolo dell’occhio sinistro.
Prover 9: eritema al volto; eruzione foruncolosa su tutto il mento, rossa, non pruriginosa, secca e con desquamazione furfuracea, indipendente dalle mestruazioni ma da esse aggravata.

Dorso – Estremità
Predominano sintomi che possono definirsi come “paretici”: la debolezza muscolare, la ridotta escursione articolare con limitazione della motilità, le parestesie ed anestesie. Si può affermare che tutto ciò rientra nel quadro di una condizione astenico-iporeattiva. Alcuni dei più significativi: Prover 3: “Torpore alla gamba destra che non migliora cambiando posizione della gamba, per esempio alzandola, dalle 21:30 alle 22:30.”
“Fastidio continuo al legamento interno della caviglia destra mentre corro, prosegue per tutto il giorno, si accentua in moto, sento il bisogno di iperestendere il piede. Ancora fastidio alla caviglia destra che si accentua mentre guido.”
“Dolore acuto muscolare al di sopra del rene destro. Si aggrava passando dalla posizione seduta a quella eretta o inarcando la schiena, a volte mi fa male anche la parte anteriore della gamba destra. Dal giorno 58 la schiena mi fa molto male, la mattina alzandomi dal letto specialmente, il dolore è al livello della spina dorsale in mezzo ai reni.”
Per inciso, la persistenza e l’intensità di questo dolore sarà uno dei motivi che spingerà coordinatore e supervisore ad antidotare il rimedio.
Prover 9: “Spasmo muscolare del muscolo della coscia dx posteriore, con sensazione di debolezza muscolare.”
“Non posso ruotare il braccio dx perché mi fa male, noto quindi una certa riduzione funzionale del movimento rotatorio verso l’esterno.”
“Dolore strano a livello lombare solo per alcune posizioni di raddrizzamento della colonna tipo scosse elettriche da togliere il fiato, per fortuna dura poco.”
“Spasmo doloroso a livello di L5, che sale verso l’alto, dura qualche secondo poi scompare ma si ripresenta ogni qual volta tendo a raddrizzare la colonna: la novità della manifestazione consiste nel fatto che in genere il dolore scende verso il basso al n. sciatico. Adesso invece il dolore sale verso l’alto.”
“Persiste il dolore alla schiena tipo scariche elettriche…”
“Svegliata da un dolore fortissimo al gomito fino alle dita dx: dolore sordo di tipo contrattuale con addormentamento delle dita, dopo diversi apri e chiudi della mano sento un lieve formicolio delle dita, mi alzo, muovo un po’ il braccio e migliora; ritorna a letto ma in meno di niente ritornano gli stessi sintomi, dolorosi e molto fastidiosi; ho difficoltà a scrivere al computer, le dita sono addormentate e dolenti.
Aggiunta di Marzo 2002: dolore alla mano che si irradia al gomito profondo dal lato mediale interno dell’avambraccio dx, persiste tuttora tale da non farmi dormire la notte e regredisce riassumendo il rimedio della sperimentazione: 5 gocce 4 volte al dì per 3 giorni…
Prover 10: “Mi sveglio con le mani addormentate, in particolar modo la dx, come non succedeva da diversi mesi. Questo disturbo è durato circa 15 minuti” ed è insorto subito dopo la prima dose del rimedio.
“Dolore a fitte al pollice sx che si irradia al polso.”

Sogni
È quanto mai azzardato ricorrere alla interpretazione dei sogni per cercare di afferrare l’essenza di un rimedio (§ 144 Organon), per di più in assenza di una congrua casistica clinica; per questo motivo si espongono, semplicemente, alcuni dati riguardanti temi o soggetti ricorrenti nei sogni dei provers.
Del primo tema è stato già riferito a proposito dell’”acquosità”.
Ancora la prover 3 ci fornisce, nei primi giorni di sperimentazione, vari sogni caratterizzati dal colore rosso (5^ e 6^ giornata), così come sogni affollati, pieni di gente. La stessa sperimentatrice e il prover 2 riferiscono, rispettivamente in 7^ e 3^ giornata, sogni caratterizzati da sensazione di rabbia e determinazione a reagire.

I sintomi del Placebo

In ciascuno dei tre gruppi di sperimentatori era stato inserito un placebo, distribuito casualmente in modo che né i provers né i supervisori fossero a conoscenza di quale fosse il flacone contenente placebo. I tre provers “placebo” hanno complessivamente sviluppato pochi sintomi; uno dei tre ne ha registrato 46 (di cui 20 nel mentale) che ha così valutato:

14 sintomi comuni di intensità aumentata; 2 sintomi guariti
12 sintomi del passato
17 sintomi nuovi
1 sintomo eccezionale

I sintomi mentali sono caratterizzati da stati di paura e irritabilità; tra i sintomi fisici prevalgono bruciori ed ulcerazioni nasali e bruciore congiuntivale.
Un altro sperimentatore “placebo” segnala la comparsa di broncospasmo di breve durata subito dopo la prima assunzione del “rimedio”. Egli rivela per due volte: “Le assunzioni successive non mi provocano nessuna sensazione fisica né mentale.” – “L’assunzione del rimedio non mi provoca nessun sintomo nemmeno questa volta.” Ed in effetti il suo diario è assolutamente povero di sintomi da segnalare: mancano del tutto sintomi fisici, è segnalato un notevole stato ansioso durato per circa una settimana ma già presente prima dell’inizio del proving.
Il terzo prover placebo, a sua volta, segnala in terza giornata: “Nessun sintomo particolare”. Durante la prima settimana di sperimentazione assistiamo all’evoluzione di una sindrome da raffreddamento con tosse, raucedine e mucosità nasali, che era iniziata 48 ore prima di intraprendere il proving: si è trattato di un’evoluzione spontanea del processo acuto fino a guarigione. Ma oltre i sintomi inerenti tale situazione il prover non ne segnala altri, anzi, in 17^ giornata nota: “Non avverto nessun sintomo particolare.” Quattro giorni più tardi questo prover interromperà di fatto la sperimentazione perché a causa di una fortissima cefalea finirà per assumere un farmaco allopatico.
Dunque due provers placebo su tre non hanno sentito nessuna particolare modificazione; il terzo ha avuto un peggioramento mentale e fisico.
Questo dato conferma le osservazioni riportate da altri nel corso di provings. (1)


(1) A. Signorini – Metodologia di un proving omeopatico: posologia, durata, gruppo di controllo. –Atti del 3° Congresso Nazionale FIAMO.

CONCLUSIONI

È indubbio che il rimedio presenti una quantità di dati interessanti che meritano di essere ulteriormente vagliati, confermati e arricchiti da altre sperimentazioni (§ 135 Organon). È auspicabile che gruppi di colleghi, per esempio studenti di Omeopatia, siano disponibili a raccogliere questo invito.
Ovviamente, un rimedio non può dirsi veramente tale finché non sia supportato da una conferma clinica. Considerato quanto in precedenza esposto è altamente probabile che il rimedio possa incontrare un utilizzo clinico tutt’altro che limitato.
Questo lavoro fornisce una serie di dati di base da aggiungere al poderoso ma ancora incompleto bagaglio terapeutico. E’ auspicabile che questa esperienza possa essere stimolante per medici e studenti e che la collaborazione in un’esperienza comune riesca ad arricchire sia i partecipanti sia il singolo lettore.
È doveroso esprimere un vivo ringraziamento a tutti i provers e ai supervisori che con passione e dedizione e anche coraggio si sono adoperati in questo lavoro ricavandone vantaggi (§ 141 Organon) nella capacità di auto-osservazione e di osservazione e percezione dei pazienti, tanto da far scrivere alla prover n.1: “A quando la prossima sperimentazione?”.

Il paziente Etna lava

Dall’attento esame della patogenesi della sostanza dinamizzata è possibile estrarre le note sintomatiche caratteristiche, peculiari e rilevanti per intensità, novità e frequenza di comparsa negli sperimentatori, ipotizzando così un’immagine sintetica del paziente Etna lava:

1. Ha mancanza di calore vitale, si copre molto ma non riesce a scaldarsi. Sente freddo ed ha vampe di calore.
2. Si sente stanco, privo di forze, pesante; trascina le gambe.
3. Ha eruzioni diffuse con prurito.
4. Ha uno scolo acquoso molto abbondante dal naso e dagli occhi; soffre di riniti ricorrenti con molti starnuti; ha tosse profonda, cavernosa, raschiante, scuotente.
5. Ha nausea costante, rigurgiti ed eruttazioni.
6. È euforico, fino quasi all’esaltazione, con molta energia e sensazione di poter fare qualsiasi cosa.
7. Si sente calmo, di buon umore, ma facilmente va in collera.
8. Ha una rabbia intensa ed impotente; rabbia compressa, si sente sul punto di esplodere.
9. È rancoroso, duro di sentimenti.
10. È insofferente e rabbioso verso i familiari, senza pentimento.
11. Sente nostalgia nei confronti della famiglia e dei figli.
12. Ha un pianto inarrestabile, le lacrime fuoriescono abbondanti, come acqua.

Primi riscontri clinici

Caso clinico n° 1
Donna di 57 anni.
– Sindrome vertiginosa
– Rinite acuta

Prima visita – 14 Marzo 2002
La paziente è in terapia da lungo tempo per vertigini ricorrenti, da causa ignota, nonostante i numerosi esami. I suoi principali rimedi sono stati Actea racemosa e Conium maculatum. Recentemente, dopo un’incubazione con nervosismo e malessere, circa 20 giorni fa ha avuto febbre elevata, vertigini, faringite, e rinite. I sintomi più acuti sono scomparsi, ma residuano dei fastidi che non sembrano giovarsi di alcun rimedio.
La paziente, sovrappeso, è di indole ipersensibile, bizzarra nelle sue manifestazioni, affettata, soggetta a collere. Questa la sintomatologia:

1 Ho un gran raffreddore a sinistra, mi lacrima l’occhio sx, ho un terribile prurito all’orecchio sx e ho la tonsilla sx che mi fa un gran male!!!. (Molto vistosa nella descrizione dei suoi sintomi).
2 A volte ho come UN TAPPO AL NASO che mi fa impazzire, e anche qui, ai seni mascellari. POI MI COLA L’ACQUA DAL NASO, COME UN RUBINETTO.
3 Spesso debbo stropicciarmi la fronte come se mi bruciasse, quindi capisco che la vertigine è vicina.
4 Poi è È COME SE SCOPPIASSE UNA BOMBA…un prurito agli occhi che dura per un po’, poi SCOPPIA IL RAFFREDDORE, e tutto un gran malessere generale.
5 Divento nera, intrattabile… soprattutto prima che accada tutto questo.
A questo punto comincia ad imprecare contro sua madre, che le rompe continuamente…!!!

Si mostra insofferente verso tutti, marito, datore di lavoro, con una vistosa irascibilità, ricca di improperi ed insulti.
All’esame obiettivo si rileva una faringo tonsillite con ingrossamento vistoso della tonsille, soprattutto la sinistra. A carico dell’orecchio destro un tappo di cerume.

Etna lava 200K – Pochi globuli in bocca, al termine della visita.

Pochi secondi dopo, mentre sta assaporando i globuli, inizia ad arrossarsi al viso, l’occhio sx inizia a darle fastidio ed a lacrimare, se lo stropiccia violentemente. Comincia ad arricciare il naso, e chiede, un po’ allarmata, cosa stia accadendo. Dice che sente il catarro che le scende da dietro (retrofaringeo).
Durante le settimane seguenti telefonicamente comunica la guarigione veloce e totale.

Due mesi più tardi, in studio, racconta del benessere avuto; accusa qualche disturbo all’orecchio sx, con prurito da doverci infilare continuamente il dito. Una crisi vertiginosa veloce qualche giorno prima. Somministrato ancora in studio ETNA LAVA 200K.
Al momento della stesura del lavoro si può confermare la guarigione completa della sindrome.

Caso clinico n° 2
Donna di 73 anni
– Ipertensione arteriosa essenziale
– Cataratta bilaterale
– Fibroadenomi mammari

Prima visita – 8 Marzo 2002
La paziente è in terapia da numerosi anni, mantiene uno stato di salute accettabile, senza farmaci allopatici, senza gravi complicanze, ma anche senza definitive guarigioni. Soprattutto l’ipertensione arteriosa risulta un problema difficile da risolvere, solo temporaneamente migliorato.
L’ultima prescrizione è Alumina 200K, e risale al Settembre 2000. La paziente usa Glonoinum a varie dinamizzazioni, sporadicamente, quando è soggetta a crisi ipertensive con persistenti cefalee, con buoni risultati.
È bassina, paffuta, con circa 10 Kg di troppo, apparentemente dolce, tranquilla, sorridente.
Questa la sintomatologia rilevata:

1. A Novembre volevo chiamare per dire che stavo benissimo. Ora starei bene, se non fosse che…Il 17/7 caddi…sono stata male, un mese a casa…Poi verso la fine di Novembre ho accusato formicolio alla coscia sx e poca sensibilità. Poi si aggiunse formicolio anche alle mani. Gli esami erano negativi, meno quello dei capillari del fondo dell’occhio, molto alterati.
2. Sono freddolosa, ma mi capita di sentire IMPROVVISAMENTE CALDO PER TUTTO IL CORPO, CON SUDORE, come se fosse acceso il riscaldamento..
3. SEMPRE PROBLEMI CON LA FAMIGLIA…stanno sfrattando mio cognato e mia nipote (gli unici familiari che le sono rimasti, lei li aiuta già economicamente.) Mi sento male e impotente, anche un po’in colpa… Mi sento estranea verso loro…

La paziente ha sempre avuto gravi problemi con i familiari che le sono rimasti, che subisce, da cui vorrebbe essere libera – si trasferì in un’altra regione anche per questo. Si è sempre sentita sfruttata da loro, probabilmente a ragione. IL 3 Marzo 1995 diceva: Ogni volta che ho a che fare con i miei parenti peggioro e mi ammalo. Ho sempre odiato mio fratello, sin da piccola, mi ha sempre sminuita, mi prendeva in giro; mi ritornano alla mente molte cose vecchie…
La prescrizione di allora fu Calcarea carbonica, con discreti benefici.

4. LA LUCE mi fa PIZZICARE IL NASO, LACRIMARE GLI OCCHI, mi da’ quasi un senso di dolore, sia quella naturale sia artificiale.
5. Nei giorni precedenti MI USCIVA ACQUA DAL NASO, UN RUBINETTO…
6. P.A.: dopo numerose misurazioni non scende oltre 160/100 mm/Hg.

Etna lava 200K (pochi globuli in bocca al termine della visita) + Placebo x 2 x 40 giorni.

Seconda visita – 24 Aprile 2002
La paziente ha mantenuto un contatto telefonico assai frequente. Inoltre ha seguito il consiglio di prendere appunti dei sintomi che apparivano e dei sogni La sintomatologia generale si è mantenuta a discreti livelli, in fondo era assai scarsa di sintomi; la pressione arteriosa costantemente normale, fatto mai accaduto precedentemente.

1. La prima notte sono stata male, ero inquieta, non sapevo cosa avessi; ho preso più volte la medicina (Nota: il Placebo), non riuscivo a dormire. Ho fatto male?
2. Probabilmente digrigno i denti nel sonno…Mi mordo la lingua o la guancia. E’ accaduto prima di Pasqua, anche qualche AFTA (Nota: troppo preoccupata).
3. Altaleno bene e male… Nell’insieme sono più attiva, rinvio meno.
4. La P.A. è stata buona…
5. Certe notti dormo bene…
6. Ho fatto un sogno: avevo il timore di CADERE IN UN CANALONE VERTICALE, come in una botola; anzi, ero SOSPESA IN QUESTO CANALONE…INVOCAVO L’AIUTO
DI MIA MADRE.
7. Quattro giorni fa una GRANDE TRISTEZZA e SENSO DI SOLITUDINE. Il giorno prima erano venuti dei miei amici ed ero stata bene…
8. Faccio fatica ad iniziare tutte le cose (sintomo storico, sempre presente).
9. Mi vanno i gelati. Sono sensibile a tante altre tentazioni!…Biscotti ecc…
10. PA: 145/80 mm/Hg. In una delle tre misurazioni trovai perfino 75 mm/Hg di diastolica, valore mai riscontrato prima.

La paziente sta meglio più di quanto evidenziano i sintomi; per esempio non ha più il formicolio; ma per sua indole, un attegiamento minus rispetto a tutto, tende a non dare troppo risalto alle cosa. Alla fine però si dimostra fortemente preoccupata di dipendere da un rimedio che lei non può trovare (le è stato somministrato alla fine della visita).

Etna lava 200K + Placebo x 2 x 40g.

Terza visita – 25 Giugno 2002 – Telefonica
1. Dottore, la chiamo per dirle che sto benino…
2. Mi sto dimenticando di prendere i granuli (il placebo), non ne sento più il bisogno.
3. La P.A. è buona, la minima non ha mai superato gli 80 mm/Hg, la massima i 160.
4. Anche l’umore è migliorato, ho conosciuto altre persone…
In terapia da oltre 12 anni, mai era stata così bene, mai la P.A. così stabilmente normale.

Caso clinico n° 3
Uomo di 46 anni
– Ipertensione arteriosa
– Obesità
– Bronchite asmatiforme

Prima Visita – 4 Aprile 2002
Il paziente è in terapia da qualche anno. Fu curato per una sindrome depressiva di una certa entità, completamente risolta. Ora soffre di ipertensione arteriosa e di sporadiche bronchiti acute con rilevante broncospasmo. È inoltre sovrappeso. Si presenta allegrotto, quasi noncurante di tutto, come chi riesce a prendere tutto alla leggera. Spesso riesce a dire di sé poco e male, in modo frammentato, che rende difficile raccogliere i sintomi e prescrivere. Le ultime due visite fu prescritto Acidum fluoricum 200K e MK, con buoni risultati. L’ultimo incontro risale ad 8 mesi or sono.

1. Sto meglio, ho della RABBIA. Ho paura di NON RIUSCIRE A CONTROLLARLA. Sono arrabbiato solo quando sono in casa. (Sbuffa vistosamente).
2. C’E’ COME QUALCOSA CHE VORREBBE USCIRE e mi fa diventare violento. La sera a letto sono sempre arrabbiato, seccato, vorrei dormire da solo.
3. Ho impulso a picchiare: il cane, mia figlia…
4. Mia moglie mi carica, oppure non mi ascolta – MAI! – e minimizza sempre tutto. È una mummia, non c’è dialogo…(Il suo viso giocoso e un po’ bambinesco si trasforma e diventa CUPO, FREDDO, PALLIDO, LIVIDO PER LA RABBIA.).
5. Ho sempre il suo (della moglie) fiato sul collo.
6. HO FASTIDIO PER LA CASA, LA FAMIGLIA, la sera quando torno.
7. Il mal di schiena non mi abbandona, peggio se sto fermo, mi scricchiola a sx e a dx. Sento dolore alle piante dei piedi. Anche al gomito, prima quello sx, poi quello dx.
8. Ho i denti ipersensibili. Mi si spacca il labbro inferiore, al centro.
9. Perdo oggetti.
10. Ho bruciori di stomaco. Stitichezza alterna a diarrea.
11. Faccio sogni di guerra, che sto scappando…
12. Desidera particolarmente pane e pasta. PA 160/100 mm/Hg. Kg. 98

Etna lava 200K + Placebo x 2 x 30 giorni.

Seconda visita – 17 Aprile 2002
Ha il viso notevolmente più disteso, morbido, disponibile realmente a scherzare.
1. All’inizio sono stato peggio, MOLTO AFFATICATO; avevo i malleoli dolenti; per otto giorni circa. Ora HO SONNO, sonnolenza, ma la notte dormo bene.
2. La spalla sx è come chiusa, addormentata, un torpore con un dolore all’incrocio del gomito.
3. Scrosci alla schiena.
4. Umore bene, STO MEGLIO, non sto più zitto, non passo da fesso, dico ciò che penso.
5. Ho capito che la rabbia che c’è in me non è per colpa di mia moglie, ma è una cosa che ho da sempre. È una cosa molto vecchia, chissà quando è iniziata!
6. PA 135/90 mm/Hg. (L’aveva già misurata, riscontrato lo stesso valore).

Placebo x 2 x 30 giorni.

Terza visita – 10 Maggio 2002
1. Mi sento affaticato e con dolori, alle articolazioni dei piedi, al dorso…
2. L’umore va benino, sono irritato, ma non molto.
3. Vorrei fare molte cose, ma quando inizio non ne ho la forza… sento fastidio anche a fare le scale.
4. Il nervosismo non è più come prima, che avevo paura di non contenerlo; anche la concentrazione va meglio.
5. P.A.: 130/80 mm/Hg.

Etna lava 200K + Placebo X 2 X 30 giorni.

Quarta visita – 29 Maggio 2002
1. Dormo molto bene e mi sveglio riposato; però sono fiacco, ho poca voglia di fare le cose.
2. Ho dolori alle giunture, al gomito dx…
3. Mi è uscita di nuovo la cisti tendinea al polso sinistro, che ho avuto un anno fa.
4. Un po’ di mal di testa dopo il risveglio, poi passa.
5. C’è sempre qualcosa che mi da’ fastidio, mi altero con facilità, ma superficialmente.
6. Malumore.
7. Mangerei tanto!
8. Dopo fatto l’amore mi sento spossato. Da tanto tempo!
9. P.A.: 130/85 mm/Hg. Peso Kg. 97.

Il paziente non ricorda di aver mai avuto, da decenni, una pressione arteriosa così normale e stabile.

Etna lava MK + Placebo x 2 x 60 giorni.

Quinta visita – 4 Luglio 2002
Il paziente si presenta particolarmente allegro, di buon umore, senza alcun desiderio di raccontare i suoi malesseri, che probabilmente non ha più. Parla d’altro, scherza; probabilmente la giovialità, oramai recuperata, fa parte della sua indole. Ha assunto la MK del rimedio il 6 Giugno.
1. Sono scomparsi improvvisamente, subito dopo la dose unica, i dolori ai gomiti ed al polso sinistro, mi è rimasto il dolore ai piedi, più il destro, che a volte mi tormenta, anche la notte. Insieme ai dolori è scomparsa la cisti tendinea al polso.
2. L’umore va bene, anche la voglia di fare, ma mi affatico facilmente fisicamente, se debbo salire le scale… (semplice pigrizia).
3. Rimasto un certo mal di schiena, a Dx o Sx, con numerosi scricchiolii.
4. Non mi tengo più nulla, soprattutto con mia moglie, le dico quello che penso e spesso non la
sento nemmeno. Tutto è cominciato da lì, da quel SENSO DI IMPOTENZA….
5. La pressione arteriosa del paziente è, incredibilmente, 120/78 mm/Hg, valore mai rilevato
prima, nemmeno isolatamente.

Nessuna prescrizione.

CONCLUSIONI

I casi clinici presentati sono le prime prescrizioni del rimedio e le prime verifiche. Il materiale raccolto va studiato con cura, confermato ed ampliato, fino a definire con precisione l’immagine di ETNA LAVA, quindi i pazienti e le patologie che può guarire. La prescrizione è sempre stata fatta a pazienti in cura omeopaticamente da molti anni, che avevano tratto benefici dalle terapie, ma nell’attesa di prescrizioni migliori se non risolutive; è questa, probabilmente, la categoria più ampia nella casistica personale di ogni omeopata. Ciò a testimoniare che un nuovo rimedio, purchè ben studiato, va a coprire un vuoto definito, sostituendosi a prescrizioni imprecise e quindi poco efficaci.

RINGRAZIAMENTI

I nostri ringraziamenti vanno a tutti coloro che, direttamente o indirettamente hanno partecipato alla riuscita di questo lavoro, in particolare ai provers: Angelo Curti; Costanza Boccardi; Francesca Fascetta; Giangiuseppe Loggi; Ludovica Terrusi; Maria Teresa Di Francesco; Maurizio Mattioli; Paola Vitale; Silvana Grasso. Ognuno di loro ha contribuito con: tempo, dedizione, accuratezza, capacità percettiva e descrittiva e, soprattutto, capacità di sostenere, anche a lungo, disturbi di vario genere.
Uno speciale grazie ai già nominati colleghi supervisori del gruppo napoletano e siciliano, rispettivamente: Andreina Fossati e Giusi Manuele, che tra numerose difficoltà hanno portato a termine il loro decisivo compito.
Grazie a Salvo Leotta, – il nostro Virgilio – che ci ha fatto da guida fino alla cima incandescente della Montagna Etna.
Grazie alla Ditta UNDA, che ha preparato in modo egregio il rimedio ETNA LAVA.
Uno speciale ringraziamento alla bambina Arianna che, scegliendo il rimedio da sperimentare, ha dato il via a quest’avventura.

Bibliografia

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5. Arena G. – Ricerca omeopatica sperimentale su Etna Lava – Omeopatia Oggi, anno 13, n. 27, Aprile 2002, 19-24.
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L’eco del Sud – sabato 11 Agosto 2001
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L’oscura Montagna

Ich bin der Berg, der – still und geduldig, unbeweglich und anwesend – sieht und hört.
Ich bin die wütende Wut, der Schrei, verzweifelt nicht erkannt zu werden, nicht geliebt zu werden. Ich bin der Berg aus der Zeit, die war, als die Welt unsere war und wir sie beherrschten.
Ich bin der Berg, der Feuertränen weint.
Ich bin der Berg, dunkel und allein.

Io sono la Montagna, che vede e ascolta, silenziosa e paziente, immota e presente.
Io sono la furia devastante, l’urlo disperato per non essere riconosciuto, per non essere amato. Io sono la Nostalgia del tempo che fu, quando il Mondo era nostro e noi i suoi Signori.
Io sono la Montagna che piange lacrime di fuoco
Io sono la Montagna, oscura e sola.

(Frammento anonimo di un antico manoscritto rinvenuto tra le macerie di una chiesa in Turingia bombardata durante la II Guerra Mondiale – Traduzione: Martina Dominici)

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