Pensieri di un mattino di mezza Estate

IL MEDICO OMEOPATA n. 44 (Giugno 2010)
Dott. Gustavo Dominici

Sei giorni or sono ricevo una telefonata allarmata di una Paziente di 30 anni che vive in Spagna. È una persona per nulla portata al lamento ed all’esagerazione. Mi riferisce di essersi svegliata 24 ore prima con dolore a tutte le grandi articolazioni, in particolare polsi, ginocchia e caviglie, che sono gonfie, rosse e dolenti, ma sente dolore anche alle spalle ed al collo. Non ha febbre. Non si rilevano altri sintomi.

La Paziente è un soggetto magro, molto attivo, indaffarato, che sta lottando per cercare una sicurezza economica nel paese in cui è andata a vivere da appena un anno. Soffre di disturbi cutanei di vario genere, oltreché di manifestazioni erpetiche, spesso molto estese. C’è anche un’altra complicazione: questa Paziente è mia figlia. Ciò nonostante la prescrizione è semplice: Rhus toxicodendron, il suo medicamento di base.
Con una certa preoccupazione di ordine etiologico prescrivo Rhus 200K in soluzione acquosa, un sorso ogni 4 ore circa. Sono le 9 del mattino. Ci aggiorniamo la sera: riferisce che i problemi articolari sono invariati, solo il collo duole un po’ meno, ma che l’umore è nettamente migliorato, ora è certa che guarirà! Ne prendo atto, ma al momento riesce a camminare a stento, piegata per il dolore. Le chiedo di continuare ad assumere ogni 4 ore il medicamento. Ci aggiorniamo alle ore 13 del giorno dopo. È felice, dice di essere praticamente guarita. Ha dormito benissimo, si è svegliata talmente dolente per tutto il corpo da non riuscire quasi a muoversi, poi pian piano si è sciolta. Rimane qualche dolore alle caviglie. Particolarmente felice del risultato le ordino di rivolgersi ad un medico del posto per gli esami del caso.

Nella sperimentazione omeopatica, detta in gergo Proving, accade qualcosa ancora più speciale di ciò che possiamo vedere in una guarigione omeopatica, già di per sé straordinaria per la velocità, l’assenza di complicazioni ed il rigoroso rispetto della Legge di Hering. Si assume una sostanza estranea preparata omeopaticamente e si rilevano su se stessi dei sintomi, fisici e mentali, che nulla hanno a che fare con la tossicologia, piuttosto si delineano come l’espressione di una essenza vivente. Si sperimenta un sentire, una modalità di percepire il mondo, una modalità di soffrire.

Temo che gli estranei all’esperienza non riescano a capire di cosa sto scrivendo (possono sempre documentarsi o addirittura partecipare all’esperienza); quelli avvezzi, dal canto loro, sospetto diano un po’ per scontato un fenomeno di tal livello. Siamo di fronte ad una esperienza magica.
Di pura Magia si tratta. La parola proibita è stata alfine pronunciata, e non dopo un colpo di sole, né dopo aver bevuto troppo o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Più grave ancora, direte voi. Forse. Oppure dobbiamo chiarire il significato delle parole. Io ritengo che si possa parlare di Magia quando si è di fronte ad energie sottili, invisibili e sconosciute, che possono essere rilevate solo per i loro effetti secondari, e quando, al tempo stesso, si conosce la tecnica per modificarle, cambiandone così la manifestazione. Nel momento in cui la conoscenza della loro natura risulti adeguata, esse stesse entrano a buon diritto nella casa della Scienza. Se non conoscessimo gli ultrasuoni e riuscissimo comunque ad effettuare una ecografia che evidenzia un feto nella pancia della madre, potremmo correttamente definire ciò come un fenomeno magico. Così si può dire della risonanza magnetica, per non parlare poi della possibilità di comunicare ed inviare materiale in tutto il mondo in tempo reale.

La Magia Omeopatica, nonostante la mole di materiale accumulata che ne ha svelato molti aspetti, ancora è tale, e noi, volenti o nolenti, gli apprendisti. Alle teste d’uovo che quotidianamente definiscono ciò che è degno e ciò che è da gettare, desidero ricordare che l’approccio più anti scientifico che esista è il pregiudizio, la negazione aprioristica, peggio se aggravato da scarsa o nulla cognizione di quello di cui si sta dissertando. A costoro, quando in buona fede, consiglio si un’esposizione intensiva ai raggi solari, sperando che qualcosa di non così sottile si modifichi all’interno dei loro angusti schemi mentali. A tutti gli altri, buona Estate!

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Io ritengo che si possa parlare di Magia quando si è di fronte ad energie sottili, invisibili e sconosciute, che possono essere rilevate solo per i loro effetti secondari, e quando, al tempo stesso, si conosce la tecnica per modificarle, cambiandone così la manifestazione. Nel momento in cui la conoscenza della loro natura risulti adeguata, esse stesse entrano a buon diritto nella casa della Scienza.

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