Il mio ricordo di Antonio Negro

IL MEDICO OMEOPATA n. 43 (Aprile 2010)
Dott. Gustavo Dominici

La scomparsa del Prof. Antonio Negro, amato Maestro che ho seguito per sette anni della mia vita professionale, mi ha riportato alla mente tanti episodi significativi o semplicemente divertenti.
Eh si, perché stargli vicino non era solo utile, ma anche spassoso; era intenso, stimolante e contemporaneamente leggero.

Già, leggero. Che leggerezza non va mica confusa con superficialità! Sono due stati d’animo non solo differenti, ma quasi contrapposti. Il superficiale è ostinatamente concentrato su cose evanescenti, chi vive in una condizione di leggerezza non è concentrato su nulla, è sostanzialmente disponibile a cogliere gli eventi. Mi chiedo molto spesso, tutti i giorni, quale sia l’atteggiamento ottimale, lo stato dell’essere più idoneo per affrontare il nostro lavoro quotidiano con successo e senza esserne logorati. La risposta che sorge alla mia mente è estremamente sintetica: la leggerezza. Il ricordo del Prof. Antonio Negro mi riporta ad essa, ne diventa l’icona e mi spinge a rifletterci su.

Nel programma di formazione di un Medico Omeopatico sono solitamente indicati gli argomenti da studiare ed un monte ore necessario per farlo. Cosa opportuna o, meglio, necessaria ma non sufficiente.
Per praticare efficacemente la professione di Omeopata vengono richieste anche altre qualità, fondamentali per poter affrontare sinteticamente ed in un lasso di tempo accettabile l’immensa ricchezza e complessità di un essere umano nel ruolo di paziente ed abbinargli una terapia omeopatica che lo rappresenti e curi. La capacità di leggere in profondità il soggetto che abbiamo davanti, di individuarne le caratteristiche e tradurle in sintomi, sono facoltà presenti in nuce in ognuno di noi, ma vanno sviluppate con metodo. Si deve sapere con precisione cosa si vuole ottenere, si deve conoscere personalmente la materia preziosa da coltivare e come raggiungere il risultato, si deve definire in ogni dettaglio una sorta di training della consapevolezza.

L’analisi e la trascrizione dei dati e dei casi clinici, la propria terapia omeopatica utilizzata come mezzo di apprendimento, l’esercizio della sperimentazione omeopatica, sono tre grandi argomenti che possono essere capisaldi di questo aspetto della didattica, divenire alla fine i più efficaci mezzi di apprendimento.
La leggerezza è una condizione dell’essere che non si raggiunge dopo un pò di concentrazione, dopo essersi riposati, dopo aver studiato il caso. È cosa differente, è il premio ad una preparazione accurata e completa, sia dal punto di vista intellettivo che cognitivo, è un traguardo nel cammino della propria evoluzione.

Ed è un rinnovato dinamismo evolutivo che auguro alla FIAMO, la nostra Federazione, che compie 20 anni. Buon compleanno!

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Mi chiedo ogni giorno quale sia l’atteggiamento ottimale, lo stato dell’essere più idoneo per affrontare il nostro lavoro quotidiano con successo e senza esserne logorati. La risposta che sorge alla mia mente è estremamente sintetica: la leggerezza. Il ricordo del Prof. Antonio Negro mi riporta ad essa, ne diventa l’icona e mi spinge a rifletterci su.

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