Gli estremi della percezione attuale dell’Omeopatia

IL MEDICO OMEOPATA n. 77 (Luglio 2021)
Dott. Gustavo Dominici

Cipuò stare, anche se alla lunga risulta estenuante e molto fastidioso. Ci può stare che un giornalista, che si occupa di tutto – e anche del contrario – che si getta nei luoghi comuni con bramosia, sapendo che sono una miniera d’oro quando trasformati in lacrime e indignazione, si prenda beffa della Medicina omeopatica nella sua trasmissione TV. I giornalisti dovrebbero informare, poi si sa informano spesso di cose che non sanno. Magari sono specializzati in un certo settore, che so:politica, divulgazione scientifica… già, divulgazione. E invece il livello si è alzato, si sono trasformati in diffusori di verità, in ogni settore: loro sanno – pur non sapendo – e diffondono, discriminando il vero dal falso, il giusto dallo sbagliato e di cui è lecito e doveroso farsi beffa. “Scusi, che laurea ha lei?”. “Giurisprudenza… anche se non ho terminato gli studi”. “Ah, fa nulla, dai, comunque perfetta per il suo lavoro!” Non proprio per dissertare di molecole ed atomi e di clinica e di scienza. Già, ma la realtà si fa beffa della logica perché a questo punto l’unica logica che vale è quella dell’abilità a comunicare, questa si una scienza: io so quali
corde toccare e come farlo e, una volta decriptati i codici per l’ingresso, tutto ciò che ti comunicherò sarà la verità, l’unica verità. Accade anche che persone di scienza, persone in gamba, con alle spalle lavori ed articoli e studi di buon livello, possono – si sentono in dovere di – svelare l’inganno omeopatico persino lamentando che si spendano soldi pubblici per il rimborso dei medicinali. Uno scandalo detrarre dalle tasse il costo delle medicine omeopatiche! Che diamine, paghiamo la fuffa. Vai a spiegare che il medicinale omeopatico è stato approvato per legge – in realtà recependo all’ultimo una legge europea – che le aziende sono sottoposte a controlli rigorosi e che pagano ogni anno per immettere sul mercato ogni prodotto. La vergogna è proprio che siano legali. Persone in gamba, così in gamba che anche se non conoscono un argomento possono parlarne ed indignarsi e far indignare. Cosa contano i risultati clinici? Nulla. Abbiamo guarito migliaia di persone? Un caso. Eppure la Scienza dovrebbe essere curiosa, dovrebbe porsi quesiti, verificare, acquisire dati, in particolare su ciò che appare inspiegabile, perché lì e proprio lì giace la possibilità di evolvere. I nemici della scienza sono il pregiudizio, il dogma. A meno che l’identità della scienza stessa non si espanda fino ad invadere il campo della religione, dove tutto parte da un dogma, fuori dal quale c’è l’eresia. Ed austeri sacerdoti ci spiegano con dedizione cosa è il bene e cosa è il male. Ed i peccatori vanno perdonati, se si ravvedono; se no vanno isolati, tagliati fuori, eliminati. Il fuoco è stato bandito, troppo scenograficamente impattante. La cosa che più irrita è che tutti costoro considerano le persone dei poveri idioti da educare. Ammaestrare. Vai loro a spiegare che nessuna chiacchiera potrà mai convincere un paziente guarito (dopo un lungo peregrinare per terapeuti e terapie buoni e giusti quanto inefficaci e dannosi) che è stato semplicemente ingannato. “Ma io sto bene e prima stavo male!”
“Suvvia, glielo diciamo noi quando sta bene e quando sta male, lei si potrebbe confondere.” Amen. All’opposto troviamo pazienti che, memori dei risultati ottenuti, si aspettano guarigioni impossibili. Una cara paziente di più di 80 anni, in terapia da molti con successo, che vive ad oltre 700 km di distanza, mi consulta telefonicamente per un prurito insostenibile da causa ignota. Non dorme più, tormentata dal fastidio. La si può comprendere, il prurito può far perdere la ragione. Indago, sempre telefonicamente, ma non trovo sintomi utili. Prescrivo Apis mellifica, senza alcun risultato. Le spiego che stavolta dovrà farsi curare dal suo medico di famiglia. Non vuole sentire ragione, insiste, non riesce a capacitarsi di come io le abbia risolto gravi problemi e mi arrenda di fronte ad un prurito. Le spiego che per la medicina convenzionale prescrivere per un prurito è semplice, prima antistaminici poi cortisonici; per noi assai più difficile. “Faccia così per ora, quando potrò visitarla recupereremo.”. “No dottore, no, se lei mi abbandona io mi getto dalla finestra!”. Certo, la signora non avrebbe compiuto il gesto, ma la frase dimostra il suo livello di disperazione. Non solo, fornisce sintomi: abbandono e pensieri di suicidio. “D’accordo signora, facciamo un ultimo tentativo per non più di 24 ore, se fallisce debbo rinunciare e dovrà intervenire diversamente, non può rimanere in queste condizioni. Assuma Aurum metallicum 30CH x 4 volte al giorno e mi richiami.”. Il prurito è passato, la paziente tranquillizzata. Tutto bene? No, certo no, ora è ancor più convinta che certe terapie sono possibili per telefono. E farà ancora richieste simili, per le quali non avrò una risposta attendibile. In mezzo a questi estremi c’è il nostro lavoro quotidiano. Visitiamo pazienti spesso con una storia complessa e dolorosa, di tanti medici e tante terapie, con una sofferenza stratificata e difficile da dipanare. E non hanno più tempo, cercano un risultato concreto ed a breve. Storie cliniche intricate da rendere ordinate e sintetiche, da valutare con estrema cura per mettere a punto una terapia efficace. Un lavoro fatto di ascolto e pazienza, di sconfitte e riletture dei dati fino a trovare la chiave terapeutica. Questo il nostro lavoro quotidiano. Val la pena occuparci di chi ci denigra? No, probabilmente no. Qualche volta si.
Buona estate, Omeopati!

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Visitiamo pazienti spesso con una storia complessa e dolorosa, di tanti medici e tante terapie, con una sofferenza stratificata e difficile da dipanare. E non hanno più tempo, cercano un risultato concreto ed a breve. Storie cliniche intricate da rendere ordinate e sintetiche, da valutare con estrema cura per mettere a punto una terapia efficace. Un lavoro fatto di ascolto e pazienza, di sconfitte e riletture dei dati fino a trovare la chiave terapeutica. Questo il nostro lavoro quotidiano.

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